PASSAGGIO DALL’ORDINARIO ALL’INEDITO

In questo periodo non faccio altro che essere “bombardato” di banalità riguardanti il settore alberghiero. Ne scrivevo già sul gruppo di Facebook “Hotel & SPA Design” in cui ho condiviso qualche articolo trovato durante le mie ricerche, che vi invito a leggere. Concetti sacrosanti, per l’amor del cielo, ma che dopo anni che lavoro su queste idee ormai trovo ovvi: parliamo di “esperienza”, sostenibilità, rapporto con la natura, connessioni emozionali, evoluzione della tecnologia...
Finalmente, questi concetti passano all’ordine del giorno, imprescindibili quanto fondamentali se si deve pensare ad una riqualificazione. Ma da quanto tempo ne parliamo?

Leggi anche “Nuovi trend del settore alberghiero

Nhow Hotel Marseille – Design by Teresa Sapey

La verità è che non rappresentano più il punto di arrivo di un’hôtellerie al passo con i tempi, ma quello di partenza: aspetti ormai scontati, non nel senso che la loro importanza non sia basilare ma perché è impossibile pensare che non siano ormai assimilati nel DNA di un albergatore del 2019.
La cosa più brutta? Il rammarico che in Italia, invece, ancora tutto ciò sia considerato futuro.

In questo periodo ci ho pensato molto e più ci riflettevo, più cercavo di capire quanto questo fatto mi avvilisse. Per fortuna, grazie ad un paio di situazioni che vi racconto qui di seguito – la giornata di incontri al Guest Lab e la Design Week di Milano – ho rinnovato le mie convinzioni che non è possibile farsi condizionare, rallentare come trattenuti da una palla al piede, ma semplicemente si deve continuare a viaggiare sulla lunghezza d’onda e con la velocità di sempre.
Andiamo avanti! Guardiamo avanti! Chi si ferma è perduto!

Basta ovvietà, facciamoci ispirare per aprire scenari sempre nuovi. E ho il piacere di raccontarvi di seguito come ho ricaricato le pile della mia creatività, con l’obiettivo di stuzzicare anche in voi la voglia di continuare ad orientarvi verso idee veramente nuove.

Reichshof Hamburg Hotel – Joi Design

Guest Lab, Milano
Ho dedicato la mia giornata di incontri, organizzata da Teamwork a Milano, ad oratori che lavorano nel panorama internazionale, traendone grandi spunti e una rinnovata fiducia: da tutti, emerge chiaro che all’estero l’approccio al mondo degli hotel è molto diverso e profondamente più evoluto rispetto a quello italiano.
Soprattutto, vedo che la strada che sto seguendo sul blog (e nella mia professione), che parte dalla ricerca per arrivare ad immaginare nuovi scenari dell’hôtellerie, è quella giusta,  quella che può accompagnare gli imprenditori che vogliono distinguersi sul mercato alberghiero verso soluzioni vincenti pronte a soddisfare tutte le esigenze degli ospiti globali di oggi.
Peccato la contemporaneità di tanti speech, da doverne scegliere alcuni a scapito di altri. Ma ho scelto bene e ne sono uscito entusiasta.

Tra i tanti, ho avuto l’onore di conoscere Adam Tihany, che in un brillante intervento ha presentato la sua attività, trasmettendoci la passione per la professione e raccontandoci il suo approccio al progetto, che parte inequivocabilmente da un concept: non può esistere un progetto senza un’idea alla base! Il progetto è la narrazione dell’idea, la sua traduzione in spazi a servizio delle persone.

Joule Hotel Dallas – Tihany Design

Un altro interessantissimo incontro è stato con l’architetto Teresa Sapey che ha parlato di colore e materia attraverso una relazione tanto particolare quanto interessante, un viaggio attraverso i progetti del suo studio a partire da un surreale libro di Bruno Munari che ne ha ispirato la relazione.
Impossibile non restare entusiasti di quest’approccio che, ancora una volta, parte da lontano e non certo dai meri spazi da distribuire e rendere funzionali: ogni progetto prende vita da un’ispirazione, da una suggestione che l’architetto prende da tutto ciò che lo circonda – un’opera d’arte, una musica, un colore, ecc. – partendo da quello che la location da progettare le può trasmettere.
Un approccio completamente diverso da quello di chi si butta su una piantina per distribuire degli spazi che, per quanto funzionali, se non entrano a far parte di una storia da raccontare, non riusciranno mai a trasmettere nulla a chi, poi, dovrà viverli quotidianamente. Tanto più quanto si tratta di un hotel, che deve coinvolgere la parte emozionale degli ospiti oltre a permettere loro di stare appieno a loro agio.

Un ultimo intervento è stato quello tenuto da Corinna Kretschmar e Peter Joehnk di Joi-Design, società che lavora in tutto il mondo.
Anche in questo caso, è emersa la passione e l’entusiasmo per un lavoro che punta all’ideazione di alberghi unici, che possano (e devono!) distinguersi sul mercato per l’idea che li contraddistingue.

La Design Week
Quest’anno molto meglio dello scorso anno anche se continuano ancora ad essere poche le idee e molte le mostre di oggetti fini a sé stesse.

Leggi anche “Restyling, la chiave di lettura” – Design Week 2018

Come al solito l’obiettivo della mia passeggiata a Milano è stato “prendere spunto per guardare oltre”: partire da tutto ciò che è stato presentato – cose molto belle – per capire che l’idea vincente non può derivare da un processo progettuale che si ferma a ciò che ci si aspetta. La creatività vera, che porta alla reale innovazione, consiste nel prendere ispirazioni e lavorare su idee nuove anche quando sembra impossibile trovare qualcosa diverso rispetto al già visto.

Per esempio, vi potreste immaginare qualcosa di estremamente innovativo dal progetto di una cabina di ascensore? Il disegno di Simone Micheli nell’allestimento Hotel Regeneration di Lambrate, dimostra proprio come è possibile andare oltre l’ovvio per raggiungere risultati diversi anche nella semplicità di un oggetto il cui uso comune non ci permetterebbe di pensare a qualcosa di differente da ciò che siamo abituati a vedere.

È l’oggetto nuovo, l’ambientazione diversa, l’applicazione non convenzionale delle nuove tecnologie, l’uso della materia e del colore che portano una ventata nuova. Respiriamo a pieni polmoni quest’aria di novità, cercando non tanto di valorizzare il singolo nuovo oggetto, quanto di capirne lo spirito, il concept, l’ispirazione, il criterio che ha portato il progettista a raggiungere un risultato completamente nuovo.

L’atmosfera della Design Week continua ad essere molto internazionale: per le strade del Fuorisalone si sente parlare principalmente inglese, al Salone di Rho tantissimi francesi. La domanda è: dove sono gli italiani? Dove sono i professionisti che hanno reso del nostro Paese un baluardo del design famoso in tutto il mondo? Perché viviamo in un momento in cui ci sembra superfluo partecipare al dibattito culturale sul design, anche quando si svolge a casa nostra e dovremmo dare l’esempio alla platea internazionale?

Non esiste banalità dietro a nessuno dei progetti presentati, da quelli della design week ad ogni hotel nato dalle idee dei progettisti incontrati a Guest Lab, dal vecchio hotel Aleph di Roma al Nhow hotel di Marseille.
Tutto ciò rappresenta per me una graditissima conferma che, malgrado ancora l’Italia non sia pronta a recepirlo, l’approccio che stiamo portando avanti è quello giusto, è quello che porterà a breve anche l’hôtellerie italiana ad entrare a pieno titolo al panorama internazionale, con l’enorme opportunità di sommare alle note bellezze del nostro Paese, anche l’eccellenza di una nuova ricettività.

Non c’è più posto per l’improvvisazione!

Leggi anche: “Vietato copiare

Permanent link to this article: http://www.hoteldesign.org/passaggio-da-ordinario-a-inedito-guestlab-designweek/

Lascia un commento

Your email address will not be published.