LE OPPORTUNITÀ DI UN HOTEL ACCESSIBILE

Quando parliamo di accessibilità nelle strutture ricettive, ancora troppo spesso sento mormorare sui “chilometri” di rampe necessarie per rendere fruibili alcuni servizi o sullo spazio che sarà necessario buttare per realizzare camere che, poi, non potranno essere vendute al pari delle altre perché più brutte. Non parliamo poi dei bagni, che non potranno mai essere all’altezza dell’immagine generale dell’hotel. Sono arrivato addirittura a trovare alberghi con un doppio bagno, quello “normale” e quello accessibile, con spazi adeguati ai movimenti di una persona su sedia a ruote, da utilizzare solo in caso di occorrenza.

ERESIA!

Nel mondo dell’ospitalità, “accessibilità per tutti” diventa lo specchio del vero senso di accoglienza alberghiera. Eppure, se a livello teorico è universalmente ineccepibile pensare di prevedere spazi che tengano conto della fruizione con la sedia a rotelle, spesso la sensibilità verso questi aspetti viene messa da parte, perché ritenuti in contrasto con lo sviluppo delle strutture alberghiere.
Per comprendere il perché di questi termini, è necessario fare un giro in queste stanze caratterizzate, la maggior parte delle volte, da forti inestetismi e sproporzione degli spazi, che inequivocabilmente denunciano la loro destinazione”. Lo scrivevo nel mio primissimo articolo, pubblicato nel lontano 2003 su Wellness Design.

Al di là di rifuggire personalmente l’inaccettabile discriminazione che si viene a creare intorno a questo argomento, oggi i tempi sono abbastanza maturi per poter affrontare il tema in maniera assolutamente diversa: finalmente ci si rende conto che il concetto di disabilità non riguarda soltanto chi ha necessità di muoversi su sedia a rotelle, a cui erroneamente si assimila. Le esigenze di accessibilità sono comuni ad un vastissimo numero di persone, con esigenze diverse: da chi presenta disabilità sensoriali, agli anziani; da chi soffre di intolleranze, alle stesse famiglie con bimbi piccoli che si muovono con i passeggini.

Chi non smette di ragionare solo sulla base del minimo indispensabile prescritto dalla normativa, resta nella preistoria; “la normativa, infatti, si prefigge di essere solo un punto di partenza per la ricerca di soluzioni diverse ed è volta ad evitare vincoli troppo rigidi che inviterebbero a standardizzare progetti e produzioni destinati ai disabili, scaturendo nella definizione di mortificanti “spazi per handicappati” (Dall’articolo pubblicato su Wellness Design)
Certo, è difficile far capire la differenza tra una reale possibilità di fruizione di un ambiente e le prescrizioni quando le stesse amministrazioni che validano i progetti continuano a non vedere oltre l’interpretazione letterale della norma. Eppure un nuovo approccio sembra farsi largo laddove, fermi restando i principi basilari delle direttive emanate, sono state immaginate soluzioni spaziali innovative più avanzate rispetto a quanto prescritto dal D.M. n.236/1989 di riferimento, soprattutto nella riqualificazione e nell’adeguamento degli edifici esistenti in cui si disponga solo di spazi esigui.

Il vero cieco è chi non si rende neanche conto di quanto sia importante fornire nuovi servizi ai propri clienti. Perché la persona con disabilità è un turista, un ospite e un cliente esattamente come gli altri!
E il turismo accessibile diventa un’opportunità di business! Un argomento che riguarda non solo gli hotel, ma “l’insieme dei servizi e delle strutture in grado di permettere a persone con esigenze specifiche, la fruizione della vacanza e del tempo libero senza ostacoli e difficoltà”: un mercato con un giro d’affari di svariati miliardi di euro solo in Italia alla portata di mano di chi decide di abbracciare in maniera concreta il concetto di accessibilità.

Accessibilità è una parola che riguarda da vicino l’intero settore turistico. Riuscire a rendere possibile l’esperienza del viaggio anche a chi presenta una disabilità motoria o sensoriale sicuramente rappresenta una sfida per chi gestisce una struttura ricettiva, ma anche un’importante opportunità di sposare pienamente un concetto di ospitalità che pone al centro il cliente, qualunque siano le esigenze specifiche
Sono parole di Stefano Mandò, amministratore della Fas Italia che, entrando nel merito dell’hotel, ha concepito la Camera Easy, per la quale ha depositato domanda di brevetto, “con un format che prende vita da una filosofia che si basa sulla volontà di realizzare una camera – fulcro dell’esperienza di soggiorno dell’ospite – che possa essere utilizzata da tutti.”

Camera Easy

Perché rendere una camera di un hotel accessibile dovrebbe escludere necessariamente l’attenzione al design e all’estetica?
Perché, affinché tutto possa essere utilizzato in maniera confortevole e in piena sicurezza, la fruibilità degli arredi dovrebbe precludere la possibilità di realizzare una camera dall’immagine curata e in linea con il resto dell’hotel?
Perché realizzare un bagno accessibile vorrebbe dire creare uno spazio sproporzionato e sgradevole non apprezzato dagli ospiti?

Sappiamo che non è sufficiente avere una camera ben progettata per fare turismo accessibile ma sicuramente è un primo passo molto importante per poter favorire un cambio di mentalità generale, necessario ed auspicabile. Così come sul concetto di sostenibilità, il settore alberghiero può dare veramente l’esempio, affinché pensare per il comfort di tutti possa diventare sempre più naturale.

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