VIETATO COPIARE

Una volta venne da me un cliente molto ricco chiedendomi una casa coloniale in stile georgiano in Connecticut. Risposi: va bene, la faccio, ma solo se scriviamo sul contratto che per il resto della tua vita indosserai dei calzettoni bianchi, coulotte inglesi e doppiopetto.
Vuoi una casa georgiana? Comprala, esiste. Copiarla la trovo un po’…ridicolo!
Apro questo post con le parole di Peter Marino, eccentrico architetto cresciuto nella Factory di Andy Wharol, già designer per Gianni Agnelli, Yves Saint-Laurent e progettista dietro ai negozi di Chanel, Armani o Zegna di tutto il mondo

Leggi anche: “Peter Marino: realizzo ciò che farà star bene i clienti

Troppo spesso, nella progettazione alberghiera la richiesta di “riprendere” un determinato stile in virtù del recupero di una presunta eleganza del passato porta a risultati talmente anacronistici che nulla hanno a che vedere con le aspettative dell’ospite che oggi arriva in hotel.
E in Italia il problema più grave si rileva quando vogliamo parlare di stile classico in contrapposizione ad un design più contemporaneo, spesso più freddo agli occhi delle persone. Eppure, anche soddisfare l’obiettivo di realizzare qualcosa di più classico non vuole assolutamente dire copiare ciò che si faceva una volta!

Aleph Rome Hotel Curio Collection by Hilton: contemporaneo o anacronistico?

Abbiamo un Paese pregno di storia che spazia lungo i secoli, con ogni periodo contraddistinto da aspetti formali tanto diversi quanto colmi di valore. Nulla di più facile che riproporre un hotel in linea con le aspettative stilistiche degli ospiti.
Fin qui, il discorso non fa una piega ma attenzione: mai dirigersi sulla strada della sterile copia di qualcosa! È un atteggiamento che va negato fino alla morte.
Tutto va interpretato, con le capacità di chi può prendere uno spunto per crearne qualcosa di nuovo e, soprattutto, al passo con i tempi.
Basta copie! È necessaria una profonda interpretazione progettuale per tracciare strade nuove. È questa l’unica chiave di lettura che porta ad un hotel vincente sul mercato!

JK Place Roma, classico contemporaneo

Certo, copiare è più facile, decisamente più facile. L’interpretazione, invece, richiede una capacità e un impegno molto più complesso che, peraltro, non garantisce risultati scontati.
Nello sviluppo di un progetto, mettersi di fronte ad un tema da sviluppare (che sia riprendere l’eleganza classica con una chiave di lettura contemporanea o che sia sviluppare un concept legato ad una location) è la parte più complessa.
La ricerca ha un ruolo chiave: è necessario capire lo spirito da raggiungere, così come è fondamentale conoscere materiali e soluzioni tanto da poter raggiungere l’obiettivo, preservando l’autenticità delle soluzioni. Vi pare poco?
Tuttavia, è anche la parte più bella, in cui si riesce ad infondere la vera anima ad un progetto, conferendogli quelle caratteristiche di unicità che lo porranno in maniera vincente sul mercato.
È anche la parte del lavoro che, purtroppo, l’imprenditore capisce meno rispetto, ad esempio, alla distribuzione dello spazio: perché tanto tempo da impiegare nella ricerca di un’idea e nel tentativo di interpretare gli elementi alla base del progetto?

Aleph Hotel, Roma – 2017

Subito un esempio che spiega il concetto.
Nelle due foto (sopra e sotto), una diversa visione dello stesso hotel: quando nel 2015 Hilton ha portato l’Aleph Hotel nel suo portfolio, creando il primo albergo a Roma della Curio Collection (il secondo in Italia), ne ha ristrutturato completamente l’immagine, riportando l’edificio ad uno stile classico che, invece, l’architetto Adam Tihany aveva interpretato diversamente per Boscolo nel 2003.
Mettiamo a confronto l’ingresso: al di là del colore (che nella prima versione rifletteva il concept di Tihany Design), facciamo attenzione alle due statue, classicissime nel loro posizionamento all’ingresso di un palazzo storico di Roma.
Personalmente, ritengo semplicemente geniale aver deciso di ingabbiare  i leoni per riportarli ad una contemporaneità che per nulla ha snaturato l’apparato e lo spirito originario dell’immobile. Questa è un’idea!

Voi che ne pensate? Lasciatemi la vostra opinione nei commenti: quale versione preferite e perché?

Aleph Hotel, Roma – 2003

L’argomento dell’interpretazione di un progetto è molto vasto e si pone su tanti livelli: ne può scaturire la scelta dei materiali, quella dei colori, dell’apparato decorativo, della tipologia degli arredi, ecc.
Il sapore di un hotel, dalle aree comuni alle camere, non potrà mai derivare dalla copia di uno stile. Questo, tuttavia, potrà ispirare gli obiettivi che dovranno essere elaborati in una visione del tutta nuova e che potrà ricondurre, allo stesso tempo, sia all’atmosfera desiderata, sia alla freschezza di una contemporaneità non derogabile.
In sostanza, le caratteristiche in gioco sono gli ingredienti di una pietanza che nasce dopo averli mischiati ad hoc: il risultato finale è un’evoluzione del singolo componente e per niente uguale ad esso, anche se ne rispecchia il sapore.

Non potendo ancora parlare di alcuni progetti work in progress del mio studio, approfitto di alcuni brani di un articolo sull’Hyatt Centrinc, Bangalore, aperto lo scorso maggio, come inciso sull’argomento: subito il titolo “Made in India” evidenzia come la progettazione tenga conto delle peculiarità locali che l’ospite cerca scegliendo quella meta. Un prodotto il cui obiettivo è “creare un’esperienza autentica per l’ospite che sia inequivocabilmente bangaloreana, ma pensato intorno all’energia e al dinamismo dell’ospite di oggi che non è disposto a derogare su un servizio attento alle sue esigenze personali.”

Nello specifico, questo ha portato alla concezione di spazi nuovi e multifunzionali e, al contempo, allo sviluppo di un design ispirato dai valori della location che si riflette nella scelta dei materiali, delle soluzioni ispirate alle tradizioni locali dei quartieri britannici, nei colori, nei dettagli, ecc.

Ci saranno riusciti?

Leggi anche: “Nuovi trend del settore alberghiero

Hyatt Centric Bangalore

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4 comments

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  1. Si Architetto quì sono pienamente daccordo con Lei, da questa considerazione, tolgo le catene alberghiere, hanno una loro linea, ma per il resto i titolari degli hotel, cercano di migliorare il loro albergo, guardando quello del loro amico, e così sono poche le occasioni che accettano l’idea dell’architetto. Sulla mia schiena sono 78 anni di battaglie, per consigliare a migliorare e modernizzare con modelli nuovi comodi ed eleganti, ma purtroppo si accorgono dopo anni della bontà di questi prodotti….quando sono diventati già visti e stravisti!! Un abbraccio Architetto Pediconi. Franco Bulfoni

    1. Attenzione, qui non si tratta di “sponsorizzare” il lavoro di un architetto in hotel (anche se, ovviamente, personalmente non vedo altre soluzioni per affrontare una riqualificazione) quanto di porre l’accento sul modo di guardare a ciò che si vuole realizzare: l’hotel va visto sempre con un occhio nuovo, anche se l’ispirazione viene dal passato.
      Grazie delle sue osservazioni. A presto.

  2. Buon pomeriggio Architetto, ho letto tutta la relazione, e francamente non ho trovato niente di nuovo, perchè tutto quello che è stato scritto, equivale al contesto odierno. Mi sembra normale che in un Hotel in India, si rispetti le tradizioni di arredamento locali, ma sempre bisogna vedere il contesto dove si trova l’Hotel e a cosa è indirizzato (turismo, commercio, ecc) Secondo mè dipende molto dalle capacità dell’Architetto, e dalla Sua fama, in ambito nazionale, internazionale,ecc. Lei nei progetti, deve continuare ad esprimere, quello che Lei desidera e vede, perchè i Suoi lavori sono apprezzati!! che non è per niente facile, in un contesto generale così difficile. Credo che oggi, come ieri non si è inventato niente di nuovo per noi produttori, vale il lavoro che si consegna, la qualità e la sinergia con lo studio, non devono esistere problemi di nessun genere. Il cliente dopo aver pagato deve dire anche grazie!!! non pensavo di ricevere prodotti così eleganti. Questo rapporto, è quello che paga e che piano piano piano, costruisce la fiducia, il resto sono chiacchiere. Con stima. Franco Bulfoni

    1. Per lei e per chi lavora con qualità nell’hôtellerie sono concetti scontati. Eppure, basta guardarsi intorno per accorgersi che non è così ovvio che si debba interpretare uno stile attraverso una visione nuova: per decenza ho evitato di fare una galleria fotografica di camere di hotel attuali che tutto sono meno che qualcosa di adatto all’ospite del 2019.
      In Italia siamo pieni di alberghi in cui vince la cosiddetta “architettura neutrale”, prendendo in prestito l’espressione da Liebeskind: un’immagine senza eccessi, che riprenda valori condivisi dalle persone (come, ad esempio, lo stile classico), che possa andare bene a tutti ma che, alla fine, non va bene per nessuno, soprattutto per chi investe in qualcosa che dovrebbe porsi in maniera forte sul mercato.
      Noi sappiamo che vincono le idee, eppure c’è una grandissima paura di uscire fuori dai binari del conosciuto, e così si ricade nel banale “già visto” che dilaga nel settore.

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