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HOTELLERIE

Quante domande, quanti dubbi e quante curiosità possiamo avere sul mondo degli hotel, tanto affascinante quanto complesso? Prendiamo consapevolezza che solo con il confronto è possibile crescere e spostare il nostro sguardo in avanti, verso il futuro. E la discussione passa anche dal dare risposta ad eventuali quesiti rimasti nell’aria, la cui risposta ci potrebbe illuminare sulla strada da percorrere oppure ci consentirebbe di chiarire un dubbio che, anche se non sembra, magari ci blocca mentalmente e non ci permette di scegliere un nuovo approccio con la serenità dovuta.


10 ottobre 2019
QSalve, ho ristrutturato alcune camere della mia struttura, in provincia di Reggio Emilia, ma non sono soddisfatta del risultato. Eppure, ho rinnovato tutto, arredi, letto, tessuti, tende, pavimenti, è tutto nuovo, scelto con cura non solo da me, ma con la mia famiglia, con cui gestisco l’hotel. Sembravamo convinti delle nostre scelte dei materiali di qualità. Cosa si può fare perché l’ambiente possa essere più accogliente?

A – Grazie della domanda. Come potrai immaginare, per poter valutare cosa non funziona in un ambiente è necessario vedere di cosa parliamo. Mandami qualche fotografia e ti potrò dire meglio.
Approfitto, però, della tua sollecitazione per dare qualche indicazione generale, che magari può essere utile a chi vuole intraprendere la strada della riqualificazione.

Il progetto di un ambiente è da interpretare come un concerto: la sinfonia è il frutto dell’espressione dell’orchestra, che crea armonia nell’esecuzione contemporanea della musica dei singoli strumenti che dialogano tra loro.
Allo stesso modo, il progetto nasce dall’insieme dei singoli materiali, ma questi devono dialogare tra loro in un unica composizione. Non è sufficiente scegliere prodotti o arredi di qualità o nuovi per ottenere eleganza e calore: è indispensabile raggiungere la coerenza di tutto l’insieme, che è la caratteristica più importante per creare l’atmosfera desiderata.

Come mi capita di dire anche durante i corsi di formazione, non è possibile spiegare come progettare un’atmosfera, proprio perché è la risultante di tanti fattori: la qualità dei materiali, i tessuti, la distribuzione dello spazio, i colori, l’illuminazione, fino ai complementi di arredo, che hanno, anche loro, un ruolo importante.
È necessario prevedere il futuro, con uno sforzo che lo porta ad immaginare come i singoli oggetti o i materiali scelti possano colloquiare tra loro una volta posti in opera, concorrendo tutti insieme verso un unico risultato: l’armonia dell’insieme.
Il lavoro è tanto affascinante quanto delicato, perché il risultato – positivo o negativo che sia – si manifesta solo alla fine, quando è spesso troppo tardi per poter cambiare le cose.
Per fortuna, altre volte manca solo la ciliegina sulla torta a legare in maniera coerente tutti gli elementi in gioco ed è sufficiente un “tocco magico” ad illuminare l’insieme.


03 ottobre 2019
Q Ho sentito parlare da più parti di Wellness Room, ma ho avuto l’impressione che ci sia poco benessere in ciò che ho trovato. Come si fa a capire quando una proposta conduce veramente al benessere?

ACome saprai, sulla Wellness Room ho scritto un capitolo importante, frutto di un progetto di ricerca nato proprio perché, nel legare benessere e hôtellerie, dall’analisi del settore non ero riuscito a trovare qualcosa che mi soddisfacesse appieno.

Leggi anche la prima presentazione del progetto di ricerca – novembre 2004

E sono pienamente d’accordo con te: nella stragrande maggioranza dei casi, vengono vendute come wellness room camere in cui è stata posizionata una vasca, un tapis roulant o una chaise longue: elementi che possono fare la loro parte, ma che non bastano per poter offrire una camera concepita per il benessere dell’ospite.
Il benessere all’interno della camera è dato da molteplici fattori che è imperativo non trascurare.
Faccio un esempio: immaginiamo di avere una bella camera, ampia, con una vasca centrale e una chaise longue accanto, a creare una zona relax. Immaginiamo, poi, che possa parlare con il mio vicino di camera perché le pareti non sono ben isolate, oppure, pensiamo quando non riusciamo a dormire bene perché non è stata posta la giusta cura alla scelta del letto…dove va a finire il benessere che tanto avevamo cercato utilizzando la vasca e ritagliandoci un momento di relax?
Questo senza tirare in ballo altri elementi come il comfort, la qualità del riposo, la qualità dei materiali utilizzati e, per citare gli elementi sviluppati nel mio progetto di ricerca, la conformazione dello spazio o il progetto del colore che influenzano ogni oltre immaginazione la percezione di benessere che una persona può avere all’interno di un ambiente.

Tornando alla domanda, proposte concrete si riconoscono quando l’approccio al benessere è globale, quando l’attenzione all’ospite non si limita solo ad uno degli aspetti in gioco ma cerca di dare una risposta tenendo conto le componenti emozionale, funzionale, ecc.
Convengo, ahimè, che spesso si riconosce la qualità (o la mediocrità) di una situazione solo quando ci si trova a viverla…

Continuo a sognare un mondo pieno di hotel in cui il concetto stesso di ospitalità è sinonimo di benessere e in cui la certezza che qualsiasi cosa sia studiata proprio in funzione della qualità del soggiorno dell’ospite diventi la norma. Ah, pensandoci, non dovrebbe già essere già così? 😉

Leggi anche “Wellness Room – Concepire la camera per il benessere dell’ospite


26 settembre 2019
QChe suggerimenti può dare in merito ai trend per il prossimo futuro, volendo fare qualcosa che, una volta realizzato, possa non essere già passato e non adatto agli ospiti? 

A – In molti, oggi, parlano di tendenze per il prossimo futuro ma, come suggerivo già nel post “Passaggio dall’ordinario all’inedito“, bisogna fare attenzione: distinguerei tra ciò che deve essere insito nel concetto stesso di fare-albergo, da quelle che possono essere interessanti proiezioni verso le quali lanciare un’attività.
Offrire un’esperienza, guardare sempre più alla sostenibilità, utilizzare la tecnologia…non sono tendenze, malgrado vengano spesse “vendute” come tali, ma sono caratteristiche basilari senza le quali il concetto stesso di hotel, alle porte del 2020, viene a mancare.
Interessante è, invece, guardare avanti, cercando di capire, attraverso uno studio approfondito del presente, come poter anticipare i bisogni e le esigenze degli ospiti. Un lavoro delicato, cuore dell’indispensabile ricerca che, nel mio studio professionale, affianca la progettazione e che mi porta ad individuare, tra le altre, tre principali tendenze:

  1. La personalizzazione, in primis, un tailor-made sempre più cercato dall’ospite [Leggi anche “Boutique Concept“]
  2. La valorizzazione della socializzazione, aspetto alla base della cultura del benessere (un evergreen, in fatto di tendenze) che già oggi guida (o dovrebbe guidare) la concezione degli spazi comuni.
  3. La dinamicità, intendendo la caratteristica di un hotel di proporre sempre nuovi scenari agli ospiti, che dimostrano di premiare moltissimo questa attenzione. Questo, ovviamente, non vuol dire avere sempre un hotel in fase di ristrutturazione, ma significa individuare, all’interno di una visione a lungo termine e sotto la guida di una direzione artistica, quei passi da compiere per arrivare all’obiettivo.

Ma qui sarebbe da dire che, al pari dell’Hotel Styling di cui abbiamo più volte parlato, anche la direzione artistica è vista come una prestazione non riguardante il mondo alberghiero…Ma ne siamo proprio sicuri?


19 settembre 2019
QBuongiorno, approfitto solo per togliermi una curiosità o chiarire un aspetto che non ho capito: sei un architetto, perché focalizzi l’attenzione sul ruolo dell’Hotel Stylist? Grazie

A – Vero, e con il mio studio mi occupo anche di architettura e interior design. Tuttavia, spesso la figura dell’architetto viene male interpretata, direi, forse, generalizzata: è colui che si occupa di progettare un ambiente o un edificio, a livello funzionale e distributivo, studiandone l’immagine, gestendo gli aspetti tecnici e seguendo il cantiere.
Nulla di sbagliato, passi fondamentali quando si tratta di riqualificare o ristrutturare un immobile.
L’hôtellerie, però, ha bisogno di più e di qualcosa di sottilmente diverso: da una parte, l’imprenditore ha la necessità di essere affiancato da un professionista che conosca il mondo alberghiero, affinché ogni intervento possa essere deciso in funzione di obiettivi che vanno oltre la semplice riqualificazione o ristrutturazione degli spazi: è necessario coinvolgere aspetti come marketing, comunicazione, vendite, ecc., che generalmente esulano le competenze di un tecnico non specializzato in progettazione alberghiera.
Dall’altra, l’architetto è visto come colui che vorrebbe “fare piazza pulita” per progettare nuovi spazi nella piena libertà del disegno.
Molto bello, certamente, ma nella maggior parte dei casi, quando si parla di hotel (e non, ad esempio, di un appartamento) un tale approccio potrebbe voler dire costi alti, tempistiche dilatate, con ricadute sul fermo dell’attività, ecc.
Sono convinto che non sia l’unica strada percorribile: come Hotel Stylist prospetto la possibilità di un approccio più soft, che permetta di lavorare per priorità, magari in un discorso a lungo termine ma gestibile con fasi di lavoro e spese sostenibili. E questo è possibile solo grazie a competenze specifiche, perché è necessario entrare in merito a tutte le tematiche che riguardano la riqualificazione di un’attività (di cui quella edile è solo una parte).
Ti rimando a qualche articolo in merito, se vorrai, per gli approfondimenti sulle metodologie di lavoro (visione, priorità, percezione della qualità, ecc.)…temo di essermi dilungato già molto per la prima domanda del Q&A, per la quale colgo l’occasione di ringraziarti

Leggi anche: “Hotel Stylist

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