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La riqualificazione del patrimonio alberghiero italiano

Intervista a cura di Erminia Donadio
Pubblicata su Hospitality News

Arriva da più fronti l’indicazione di un rinnovamento dell’attuale offerta alberghiera italiana che possa anche operare una selezione più o meno naturale verso strutture non più adeguate a ospitare nel mondo contemporaneo. Come si può farlo senza dover intervenire necessariamente con costose operazioni di ristrutturazione del patrimonio esistente? Ce lo svela Stefano Pediconi, architetto e hotel designer, specializzato in progettazione di hotel, spa e centri benessere. Appassionato del mondo alberghiero e studioso delle tendenze del settore e sempre alla ricerca e ideazione di concept innovativi come la recente Wellness Room, anche autore del blog Hotel & Spa Design.

D- Si invoca all’unanimità la riqualificazione dell’offerta alberghiera italiana. Si tratta molto spesso di problemi strutturali, ma non solo. Qual è il suo punto di vista da “architetto dell’ospitalità”?

R- Il settore italiano ha urgenza di essere radicalmente riqualificato per restare al passo con i tempi. Attenzione, però: “riqualificare” non vuol dire necessariamente “ristrutturare” il patrimonio edilizio, che in questo momento di difficoltà economica potrebbe voler dire affondare ulteriormente un settore già vessato. Riqualificare vuol dire dare nuova qualità a una struttura e a un’attività ricettiva affinché possa competere, anzi, emergere dal marasma del patrimonio alberghiero. Il problema non è strutturale, ovvero, non riguarda solo l’edificio di un hotel: si tratta di rinnovare completamente l’offerta per l’ospite che quando compra un soggiorno, per vacanza, lavoro o altri motivi, vuole comprare un’emozione, un’esperienza diversa dal quotidiano, vuole sperimentare l’accoglienza espressa ai massimi termini, vuole sentirsi unico e desiderato. L’ambiente contribuisce fortemente a creare l’emozionalità di un soggiorno, in termini di immagine e di funzionalità.

Wellness Resort Isernia

Wellness Resort Isernia – Progetto Studio Stefano Pediconi

D-Come pensa si possa agire, concretamente, senza necessariamente dover intervenire con costose operazioni di ristrutturazione del patrimonio alberghiero?

R- ’”Hotel Stylist” è un nuovo ruolo professionale che ho introdotto nel settore alberghiero, uno specialista appassionato del mondo alberghiero che ha la capacità di individuare le criticità di un hotel e, lavorando sui punti di debolezza, possa trasformarli in punti di forza con interventi più o meno semplici. D’altronde, gli obiettivi sono risolvere i problemi di immagine, di distribuzione o semplicemente “svecchiare” una struttura per riportare l’hotel al passo con i tempi. Per fare questo non è necessario buttare tutto all’aria: si devono stabilire delle priorità, porre degli obiettivi, anche in funzione dei budget a disposizione; possiamo aspettare tempi migliori per poter fare interventi più radicali ma non è possibile restare immobili onde perdere competitività, appeal per gli ospiti e credibilità nel settore con un’offerta non più adeguata ai tempi correnti. Per stabilire le priorità, lavoro molto sulla percezione dell’ospite. Lo spazio in cui viviamo influisce sulla percezione che abbiamo dell’ambiente: come progettista, il mio compito è guidare la percezione dell’ospite, lavorando sui punti di vista, sull’atmosfera, sulle luci e sui colori, sui materiali, piuttosto che spendere per creare pareti d’oro ovunque. L’obiettivo è tradurre in elementi architettonici il concetto di accoglienza e ospitalità, partendo dalla valorizzazione dei punti più importanti per l’ospite.

D- Architettura e design, sembrano paradossalmente un mondo troppo lontano da quello della concreta realtà alberghiera: si possono avvicinare solo nel segmento alto e soltanto quando si parla di nuove costruzioni?

R- Architettura e design fini a sé stessi, come purtroppo siamo spesso abituati a vedere in tante occasioni, rischiano di restare lontani da qualsiasi realtà, non solo alberghiera. C’è bisogno di un ingrediente in più: l’idea. Architettura e design, guidate dalla giusta idea, diventano strumenti incredibili per un’hotellerie che, a differenza del passato, oggi deve seguire un’unica parola chiave fondamentale: distinzione.

Troppo spesso viene sollevata l’obiezione: “Belle proposte, architetto, ma io ho solo un tre stelle“.  Il più delle volte è una scusa per non affrontare una realtà che, oggi, deve andare in una direzione diversa dal “tradizionale” modo di affrontare le cose in albergo. Grazie all’idea, è possibile affrontare qualsiasi progetto con l’obiettivo di inventare qualcosa di innovativo in ogni occasione, non riservando il privilegio soltanto a chi ha disponibilità alla spesa. E’ necessario puntare ad un concept, anima di un progetto, che diventa l’elemento di distinzione per una struttura ricettiva, nonché ottimo strumento per veicolare comunicazione e marketing. In quest’ottica, il design e l’architettura sono il mezzo per poter rendere tangibile un’idea. L’idea, per contro, dovrà essere tale da utilizzare gli strumenti a disposizione, nel limite consentito dal budget. Ad esempio, pensare a un colore di un ambiente, studiato in coerenza con gli elementi di arredo, con i tessuti e con i materiali presenti piuttosto che scegliere un colore qualsiasi, che spesso è il bianco “perché va bene con tutto” oppure ragionare sulla distribuzione dello spazio affinché possa essere uno spazio di benessere e accoglienza piuttosto che uno schematico e rigido spazio preordinato. L’unico onere, se vogliamo chiamarlo così, è nel valore dell’idea.

D- Perché design e funzionalità sono aspetti che sembrano incompatibili tra loro?

R- Alcuni alberghi, anche molto celebri, sono bellissimi disegni tridimensionali nei quali sia gli ospiti, sia il personale non riescono a trovarsi assolutamente a loro agio. Altri, in virtù della massima funzionalità, si rifugiano dietro un’immagine “media”, il buon gusto che Daniel Liebeskind, noto archistar, definisce “architettura neutrale”, senza infamia e senza lode. La sfida nel progetto di un hotel è far uscire dal foglio bianco il prodotto migliore per ogni tipo di situazione: lasciar spazio alla creatività senza accettare compromessi nell’apparato funzionale, distributivo e gestionale.

D- Emerge sempre di più l’esigenza di pensare agli ospiti come persone, al soggiorno come un’esperienza unica. Quanto e come il binomio Ospitalità e Benessere può essere realizzato in Hotel?

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Wellness Room

R- Se esiste un dogma nella mia professione, è l’idea che ospitalità e benessere rappresentano un unico concetto. Eppure, purtroppo, non è così scontato: si ragiona in termini di benessere come servizio aggiunto all’ospitalità, attraverso la realizzazione di un centro wellness in hotel, piuttosto che puntare l’attenzione sul benessere dell’ospite. Partendo da questo, abbiamo sviluppato la “Wellness Room”, il progetto di una camera tipo di hotel concepita per il benessere dell’ospite a 360°: non la solita camera in cui troviamo semplicemente una chaise longue o un tapis roulant accanto al letto, ma un ambiente pensato compositivamente per il benessere dell’ospite.

Da una parte abbiamo approfondito gli aspetti riguardanti la struttura: bioarchitettura, sostenibilità, isolamenti, con l’obiettivo di leggere la camera il più possibile in chiave benessere-green; dall’altra, abbiamo lavorato sugli aspetti percettivi, collaborando con un team di professionisti (tra cui psicologi specializzati in psicosomatica dello spazio o psicologia del colore) e arrivando a capire come concepire distributivamente uno spazio di recupero e di accoglienza, caratteristiche fondamentali di una camera di hotel, nonché lavorando sul colore, sull’illuminazione, sulla personalizzazione, sugli elementi di arredo e su molti altri aspetti che, messi insieme, compongono il quadro di una camera in cui l’ospite deve trovarsi appieno a suo agio. Il concetto può e deve estendersi, poi, dalla camera al resto dell’albergo in modo da permettere all’ospite di vivere al meglio l’intera struttura, dall’accoglienza alla reception alla comodità della lounge, dall’emozionalità del centro benessere alla qualità del ristorante.

Oggi, indirizzarsi al benessere è puntare sul cavallo vincente! Il benessere, unico settore in Italia che non ha sofferto particolarmente la crisi economica, rappresenta una grande opportunità per il settore alberghiero e ha ancora delle incredibili potenzialità. Ma è necessario farlo con grande qualità: la mancata corrispondenza tra la domanda (richiesta di benessere) e l’offerta è causa di un gran numero di fallimenti nel settore.

D Nel caso della “Wellness Room” è possibile sviluppare progetti che abbraccino l’intero settore dell’hotellerie oppure, vista la particolarità, è possibile pensare ad un applicazione prevalentemente per una fascia medio-alta?

R- Per gli stessi motivi di cui parlavamo prima, la forza di questo progetto è nell’idea e l’applicazione può essere dal 2* al 5* senza alcun tipo di preclusione. Inoltre, posso applicare i principi progettuali vestendo il progetto sia nello stile più classico, sia con il design più spinto in quanto non dobbiamo pensare ad uno standard stereotipato ma ad un bellissimo vestito su misura.

D- In conclusione, quale ruolo possiamo dire che abbia l’architettura oggi nel settore dell’ospitalità italiana?

R- Deve rappresentare una freccia in più all’arco dell’operatore che, grazie a un ambiente ricercato, nato da un progetto di buona qualità, all’atmosfera che si riesce a ricreare in certi ambienti e all’idea alla base, ha così i mezzi per poter colpire con facilità la sfera emozionale dell’ospite, di cui si occuperà, poi, offrendogli il miglior servizio possibile di ospitalità. Quindi, lo strumento per l’imprenditore per valorizzare la propria attività.

LINK all’intervista originale sul sito www.hospitality-news.it

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