Feb 24

COME RINNOVARE L’HOTEL

Hotel impossible, Hotel da incubo, Hotel allo sbando: ogni tanto faccio volentieri riferimento nei miei post a queste trasmissioni televisive, in cui personaggi del calibro di Alex Polizzi, Anthony Melchiorri o del più noto (ma forse meno qualificato) Gordon Ramsay si adoperano per salvare alberghi in difficoltà.
I programmi non sono particolarmente accattivanti, molto ripetitivi nel format anche se, di volta in volta, cambiano le problematiche dei vari hotel che cercano una soluzione ai problemi strutturali della loro attività.
Tuttavia, non riesco a fare a meno di seguirli: come mai mi affascinano così tanto?
Semplice, è esattamente il lavoro che adoro, quello più mi piace svolgere!

W Hotel Koh Samui, Thailandia

Ormai tutti sapete quanto ami il settore ricettivo in tutti i suoi aspetti, non solo dal punto di vista progettuale, tanto che non mi manca mai occasione per approfondire qualsiasi cosa che riguardi questo bellissimo mondo: la gestione, la comunicazione, il personale, lo studio dell’immagine, gli aspetti distributivi e funzionali, l’approccio all’ospite, il concetto di accoglienza, lo studio del mercato e delle tendenze, il concept, sono solo alcuni degli elementi che hanno costruito il mio substrato di competenze, continuamente alimentato dalla ricerca proiettata a tracciare (non solo ad individuare!) la strada verso l’innovazione ed il futuro.

Questo occhio innamorato non può che soffrire la situazione di particolare difficoltà in cui si trova un settore che, come sappiamo tutti, in Italia ha bisogno di una urgente riqualificazione.
Per questo motivo, mi prodigo ad affiancare con passione e professionalità quelle strutture ricettive che capiscono l’importanza di rimboccarsi le maniche per ritornare a muoversi verso le rinnovate esigenze degli ospiti.

Un intervento che, come nei programmi televisivi, punta innanzitutto ad individuare le problematiche di attività nate, magari, quando fare l’albergatore era un lavoro diverso da quello oggi necessario per imporsi sul mercato.
Come poter determinare questi punti di debolezza e permettere di recuperare un’ottima reputation?
Con la competenza acquisita e, soprattutto, guardando tutto attraverso gli occhi degli ospiti, la cui percezione di qualità passa dall’attenzione a dettagli troppo spesso lasciati al caso dagli operatori: fondamentale diventa lo studio dei punti di vista, attraverso il quale poter stabilire delle priorità su cui agire, con un grado di intervento mai lasciato al caso e dipendente dai mezzi economici a disposizione.
Una parte del lavoro è quello dell’interior designer che, come nei programmi citati, punta a risolvere solo le criticità più importanti, con la riqualificazione di alcuni ambienti per mettere in risalto le qualità dell’hotel.
Tramite la mia direzione artistica mi occupo dell’immagine, affinché tutto cambi agli occhi dell’ospite senza dover necessariamente cambiare tutto nelle tasche degli albergatori. È un lavoro di fino, adattato di volta in volta alle singole situazioni; colore, illuminazione, cura del dettaglio (dal vestito del letto alla posizione dei cuscini, dai quadri agli accessori) o, più in generale, attenzione all’atmosfera e al calore da infondere agli ambienti per modificare, più o meno drasticamente, l’immagine dell’hotel, che torna ad acquistare grande eleganza e quella freschezza indispensabile per affascinare gli ospiti.

 

Ma il compito dell’Hotel Stylist – così amo definire questo ruolo inconsueto – è di ben più ampio respiro che un colpo di pennello che tolga la polvere del tempo: è un intervento che mette sul tavolo un’idea, che viene poi trasferita a tutti i livelli, dagli ambienti, ai servizi, al marketing e alla comunicazione.
Solo con un approccio globale è possibile riqualificare veramente un’attività: non parliamo di mera ristrutturazione edilizia, alla portata di molti tecnici competenti di cui l’Italia è piena. Entra in gioco il valore aggiunto della specializzazione, in affiancamento agli albergatori: non solo una consulenza progettuale ma un lavoro atipico che mi porta a fissare delle priorità in funzione di una visione generale (a lungo termine), da tradurre con creatività in spazi e servizi, secondo una strategia e una programmazione attenta e ben concepita.

Come al solito, propongo un approccio diverso da quello convenzionale, perché per arrivare a nuove soluzioni bisogna assolutamente uscire dai canoni tradizionali!

Non ho le telecamere che mi seguono (per fortuna), ma neanche il budget del format (purtroppo!) che mi permetterebbe di intervenire con più libertà, soprattutto sulle strutture.
Ho solo tanta voglia di dare il mio contributo alla crescita di un settore dalle mille potenzialità, in un Paese che a livello turistico non ha nulla da invidiare al resto del mondo.
Pertanto, non posso che concludere con le parole di Anthony Melchiorri – che sposo appieno e faccio mie – che nell’intro del programma specifica: “Ho una missione e non mi fermerò finché ogni hotel non sarà perfetto!

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