Feb 12

QUALE BENESSERE?

La vita è come la bicicletta: per stare in equilibrio, bisogna andare avanti
A. Einstein

Dopo l’ottimo riscontro ottenuto con l’incontro sulla SPA del futuro, tenutosi a Milano, sono stato più volte in procinto di scrivere un bel post sul benessere. Eppure, l’entusiasmo che si è creato dal trattare nuovi argomenti (come, ad esempio, quello della progettazione biofilica, che recupera il rapporto uomo/natura) e nel riprendere temi già espressi ma ancora attualissimi (come il silenzio) è stato messo a dura prova: solo oggi sono riuscito a superare una barriera che si è venuta a creare in me questo periodo, nata dall’essermi scontrato in più occasioni ravvicinate con una concezione talmente conservatrice e sbagliata di “benessere” che mi ha fiaccato!
Altro che futuro, viviamo ancora nella profonda preistoria!

Ora mi sono ripreso, ma sono stanco (o meglio, stufo!) di sentire persone che negano l’evidenza che il futuro del benessere è tutto in un nuovo approccio, nell’approfondimento di valori che vanno ben oltre qualsiasi attrezzatura che possa mettere dentro un cavolo di locale!
Quando ho parlato di nuovo approccio al benessere a Milano, ho presentato agli intervenuti un selfie, che riporto anche in questa pagina: è così che mi sento quando parlo di benessere a chi è abituato ancora a pensare che le persone trovino il loro benessere passando da un gioco d’acqua all’altro e che la loro vita possa cambiare se escono dalla SPA puzzando di essenza di menta o limone!

Che se ne fanno le persone di tanti Luna Park, come già ho avuto occasione di scrivere? “Un’insieme di cabine affascinanti che all’ospite non lascia altro che l’ebbrezza della novità iniziale, l’eccitazione nell’istante in cui si trova immerso nell’acqua colorata e profumata della vasca o nel vapore del bagno turco

Leggi anche: “Il declino delle SPA

Di quale benessere parliamo?
Vogliamo capire veramente come far star bene le persone o stiamo ragionando su concetti diversi?
Parliamo mai di idee? Parliamo di concept e di storytelling? Raccontiamo all’ospite cosa vogliamo fare per prenderci cura di lui?
Parliamo di emozione, di emozionalità e di multisensorialità?
Ottimizziamo il funzionamento della SPA, affinché gli ospiti possano sentirsi a proprio agio?
Soprattutto, conosciamo il significato di “cultura del benessere”? Nessuna lezione di storia, ma ci siamo mai chiesti come è stato possibile che, in passato, il benessere sia stato talmente radicato nelle abitudini della società tanto da diventare momento irrinunciabile per tutte le persone, di qualsiasi ceto ed estrazione? Oggi pretendiamo di fare altrettanto, ed è per questo che nascono milioni di centri benessere che cercano di fare leva sui bisogni delle persone, sempre più disperatamente in fuga dai ritmi quotidiani e dallo stress che ci condiziona la vita.

SPA, Portopiccolo

È vero, lo abbiamo detto mille volte che le potenzialità del settore sono enormi: ormai ci rendiamo tutti conto di aver bisogno di un antidoto al malessere che viviamo nelle nostre case, nei luoghi di lavoro e nelle nostre città, cresciute a dismisura dimenticando di mettere al centro dello sviluppo l’uomo che poi deve viverci.
Ma il risultato non è affatto così scontato quando si decide di trasformare tutto questo in spazi e servizi e se il “cosa mettiamo dentro il contenitore” prende il sopravvento sulla qualità dei servizi da offrire, è impossibile parlare di benessere!

Progettare un centro wellness vuol dire pensare ad un luogo che accolga l’ospite, prendendolo per mano e coinvolgendolo interamente, corpo e mente; una proposta che lo ponga al centro di tutto, basata su un’idea che diventi la caratteristica intorno alla quale costruire tutti i percorsi, studiare i trattamenti e connotare gli ambienti.

Nixe Palace Hotel & SPA, Palma di Mallorca

Non è affatto facile concepire nuove idee ogni volta che ci si mette di fronte ad un progetto: è molto più facile riempire uno spazio. Eppure, non ci riesco: non riesco a svincolarmi dalla mia concezione di un lavoro finalizzato a realizzare una SPA che possa avere un riscontro a livello imprenditoriale, sul mercato, con gli ospiti e con gli operatori. Ritengo sia proprio questo il valore della mia specializzazione.
Quanto sarebbe più facile semplicemente avere un ambiente in cui dover decidere solo come inserire le varie funzioni, nel miglior modo possibile, senza la preoccupazione di quello che sarà domani. Sarebbe professionale? Io direi di no! Allora, mi domando, perché è sempre più difficile far capire l’importanza di un’analisi del progetto e dello studio di un concept?
È disarmante quando il potenziale cliente mi chiede perché tutti gli altri non si pongono questi problemi di un nuovo approccio! È difficile far capire che questi “altri” spesso rappresentano una visione parziale: è vero che nascono tanti bellissimi centri wellness ogni giorno, ma quanti ne chiudono per mancanza di funzionalità, di carattere e di idee? Da che parte vogliamo stare?

E io lavoro con chi ci crede, non mi uniformo alla maggioranza quando sono convinto che la strada vada in un’altra direzione: che sia una consulenza di immagine, uno studio di fattibilità o un progetto intero, amo condividere queste idee con chi ha fiducia in questo approccio, perché dall’alternativa non si scappa.

No, non ho la bacchetta magica per progettare solo SPA di successo. Però, studio molto e bandisco la superficialità e l’improvvisazione dal mio tavolo. Non mi limito a leggere ciò che di buono offre il settore, ma analizzo tutto, proiettandolo in nuove visioni che cercano di portare coerenza e sostanza alle nuove realizzazioni.

Benissimo, dopo questa chiacchierata direi che mi è tornata la fiducia e la determinazione: andiamo avanti!
Chi viene con me? Non mi fate sentire solo!

Leggi anche: “Wellnesswashing: basta, ora denunciamo!

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