«

»

Lug 06

Stampa Articolo

AUTOREVOLI RISCONTRI AL “KILIMANGIARO”

Stavo giocando a carte con mio figlio, cercando di approfittare di un minimo di frescura serale in terrazzo dopo la bollente giornata di caldo afoso, e sono arrivato a vedere la televisione solo in seconda serata. Non sono grande amante del piccolo schermo e soprattutto dei programmi di intrattenimento; era in onda, però, una puntata serale di “Alle Falde del Kilimangiaro”, trasmissione condotta da Camila Raznovich e Dario Vergassola che ha il pregio di portarti in tutto il mondo pur restando a casa tua e che si è meritata la mia attenzione quando viene introdotto Massimiliano Fuksas come ospite finale della puntata.

MASSIMILIANO FUKSASMassimiliano Fuksas è uno dei più grandi e conosciuti architetti italiani del momento, e lo posso dire a prescindere dal fatto che sia una figura controversa, per alcuni aspetti, o, se vogliamo, per alcune prese di posizione riguardanti alcuni suoi progetti (*). È indubbia, però, la genialità di alcuni suoi progetti, più noti e famosi all’estero che in Italia.
Come sempre, ahimè, il talento dell’artista e architetto italiano ha il suo maggiore riscontro nel panorama internazionale piuttosto che in casa propria (come dirà durante l’intervista, “L’Italia è piena di talenti, è più facile emergere all’estero”).

Con lo sviluppo di importanti progetti in tutte le parti del mondo (ricordiamo, tra gli altri, l’aeroporto internazionale Bao’an di Shenzhen, l’emporio Armani a Hong Kong o il nuovo polo fieristico di Milano, a Rho) e lo studio a Roma, Parigi e Shenzhen, Fuksas è un viaggiatore. E in merito a questo, nel dialogo con la conduttrice della trasmissione viene fuori subito un commento sugli hotel:

Le camere di hotel sono malfatte perché il letto guarda l’armadio che sta di fronte, con la televisione, e magari fuori c’è la più bella vista di Hong Kong o di Los Angeles, ma non si vede perché l’apertura della finestra non fa parte di quello che vogliamo valorizzare”.

Un’affermazione che ha fatto rizzare subito le mie antenne, dal momento in cui sposo da sempre questo concetto, costantemente posto in primo piano nella mia progettazione, sebbene si tratti di idee fortemente non convenzionali.

Privilegiare la vista al di fuori della finestra: ovviamente, dipende dal fascino dell’affaccio disponibile (l’orizzonte del mare, il panorama della montagna o il parcheggio dell’hotel…c’è una bella differenza!), ma molto spesso questo aspetto, che ritengo molto importante nella progettazione della camera, viene subordinato ad uno schema distributivo rigido dovuto al rispetto di una tipologia “standard”.

Cercare di favorire la visione di uno dei punti di forza della location rappresenta uno sforzo progettuale di non poco conto, nonché un approfondimento che comporta lo studio di un nuovo posizionamento degli arredi che, allo stesso tempo, non deroghi sulla funzionalità.

AEROPORTO SHENZHEN_

Shenzhen Bao’an International Airport

Già ho sottolineato in diverse occasioni l’importanza della percezione dell’ospite: dargli la possibilità di godere delle bellezze della location permette di aumentare la percezione del valore della camera e dell’intero hotel. Non per altro, la vista panoramica fuori della finestra e la luce naturale che entra in un ambiente sono due parametri importantissimi anche nelle valutazioni immobiliari.

Si tratta di rivedere le priorità nella scala gerarchica delle qualità di una camera di albergo, con la certezza che il maggior impegno profuso nell’ideazione di nuove tipologie troverà il massimo riscontro negli ospiti che, anche grazie alla disposizione degli elementi all’interno della camera, sono guidati per mano ad apprezzare le peculiarità di un luogo e le caratteristiche dell’hotel stesso.

 

A prescindere dall’apprezzamento del loro lavoro, amato o discusso, sono sempre rimasto affascinato dal modo di pensare dei grandi architetti che hanno maturato un modo di vedere le cose che trascende il quotidiano, va oltre l’ordinario e cerca di tradurre in architettura pensieri che non tutti riescono ad afferrare.
Massimiliano Fuksas non mi smentisce quando viene sollecitato sull’esistenza o meno di un confine tra ciò che è creativo e la praticità delle cose:

Non c’è divisione tra funzione e immaginazione. I buoni architetti trasformano le funzioni e le necessità in qualcosa di straordinario: l’architettura deve diventare un’esperienza e con l’esperienza dare emozioni positive”.

Quante volte avrò ripetuto lo stesso concetto avvicinando operatori e imprenditori del settore! Ora trovo il pensiero condiviso e sottolineato niente di meno che da Massimiliano Fuksas, che ne fa un principio della propria attività professionale, una chiave di lettura imprescindibile perché la vera architettura possa prendere vita attraverso l’utilizzo da parte delle persone.

Perché un hotel di design deve essere tra i più scomodi e disfunzionali che ci siano mentre un albergo confortevole, accogliente ed elegante deve avere uno stile senza infamia e senza lode?
[Leggi anche: Hotel design e funzionalità]

Purtroppo esempi scellerati di hotel che sono andati sulle pagine delle riviste di tutto il mondo, in cui diventa un incubo anche passare una sola notte, sono sotto gli occhi di tutti!
Ma generalizzare il problema, senza porsi l’obiettivo di unire l’idea con la funzione all’inizio di un percorso progettuale, vuol dire non aver capito nulla né di cosa significhi ospitalità, né di come si deve interpretare, oggigiorno, la realizzazione di un luogo dedicato ad accogliere le persone e ad offrire loro benessere.
[Leggi anche: “State attenti all’architetto! Che ne sa del mondo alberghiero?“]

Chiudo questo post un po’ lunghino con un’ultima nota sul fatto che Fuksas non ami fare vacanza, riferita en passant, tra un dialogo e l’altro. Ma rispondo io: il problema non è fare non fare vacanza, riposarsi o meno, ma è l’impossibilità di lasciare qualcosa che non è un lavoro ma un proprio modo di essere.
Questo è il vero Architetto creativo!

Centro congressi Roma EUR

Centro congressi Roma EUR

(*) È nota la vicenda relativa alla realizzazione della “Nuvola” dell’Eur, centro congressi in costruzione a Roma (concorso vinto nel 2000) per il quale l’architetto ha puntato i piedi alla richiesta di ridurre l’onorario di diverse centinaia di migliaia di euro annui di direzione artistica in virtù di una contrazione delle spese del Comune di Roma

 

Permalink link a questo articolo: http://www.hoteldesign.org/autorevoli-riscontri-fuksas-al-kilimangiaro/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>