HOTEL DESIGN E FUNZIONALITÀ

Milano, Salone del mobile: una città in fermento in funzione di una manifestazione che diventa punto di convergenza di architetti, designers, operatori e interessati da tutto il mondo. Atmosfera impareggiabile di creatività, tra un evento e l’altro per le strade della città o lungo gli interminabili percorsi della fiera, fulcro della manifestazione.
Torino, World Design Capital 2008, grande occasione per diffondere la cultura e la qualità della progettazione italiana a livello internazionale.
Milano e l’esposizione universale del 2015: spunto, occasione per presentare una nuova immagine della città, che diventa grande polo internazionale.

SEMIRAMIS HOTEL

Sembra proprio che l’Italia si presenti bene, forte di una cultura di design consolidata e famosa in tutto il mondo. Eppure, oltre tutto ciò, c’è un altro lato della medaglia: quello dell’immobilismo architettonico, quello della ormai tristemente famosa burocrazia ostacolo anche per le iniziative più meritevoli, quella della mortificazione delle nuove idee o di quanto non rientra nei canoni della normalità (parola spesso da sostituire con “banalità”).

Riprendendo da Fuksas un concetto espresso anche in un intervista recente, l’Italia sta perdendo terreno: mentre in Europa si realizzano gioielli architettonici di altissimo livello (e con budget contenuti!) dal recupero di periferie abbandonate, in Italia ci si crogiola in un banale anacronismo, ancor più grave perché giustificato proprio dall’impossibilità di competere con il valore del patrimonio storico del Paese, indubbio, ma spesso scusa per non permettere la modernizzazione e la valorizzazione dell’architettura italiana.
Malgrado risulti del tutto inadeguato il percorso di formazione del professionista italiano, non è una questione di incapacità, bensì una questione di mentalità a tutti i livelli.

La cave du relaxPassare da queste considerazioni generali a casi specifici come quelli della realtà alberghiera o del mondo del benessere è un passo corto.
Salvo fortunati casi (e considerando la vastità del comparto alberghiero italiano possiamo aggiungere “rari”), il patrimonio alberghiero è vecchio. Parlando di stile, ciò non sarebbe un problema se considerassimo la grande fetta di strutture ricettive per le quali “vecchio” è da sostituire con “storico”, che rappresenta spesso un valore aggiunto.
Mi riferisco invece alle nuove progettazioni, ai nuovi prodotti architettonici, sia nuove costruzioni, sia ristrutturazioni, che nascono già vecchi: vecchi nello stile, vecchi nella distribuzione, nell’uso dei materiali, nelle soluzioni; ancor più vecchi se consideriamo che il repentino sviluppo della società (tecnologica) porta l’ospite ad avere esigenze alle quali è necessario far fronte interpretando la progettazione in maniera diversa dai tempi passati. Chi prescinderebbe ormai dalla domotica in hotel, dall’utilizzo della tecnologia per il proprio comfort e, oggi in particolare, dall’uso di strutture sensibili alle problematiche legate a soluzioni e materiali ecocompatibili?

Si realizzano hotel sull’onda del “buon gusto”, con la creazione di strutture che possano andar bene ieri, oggi e domani, a Palermo come a Milano o a Venezia come a Roma, senza infamia e senza lode, che risultino il decoroso prodotto che la gente si aspetta di trovare, non abituata alla frequentazione di ambienti caratterizzati da concept progettuali.
E’ quella che Daniel Libeskind definisce “architettura neutrale”, alla quale contrappone quell’architettura in cui ciò che conta è la ricchezza delle idee e per la quale “la sfida dell’architetto è realizzare edifici e ambienti che esprimano idee ed emozioni, raccontino storie e rappresentino la storia attraverso sostanze mute come la pietra, l’acciaio, il cemento, il legno, il vetro, la luce, ecc.”.

SPA SUITE - Progetto DPE Architetti

E il design con il quale abbiamo introdotto l’articolo? Oggetti o ambienti, spesso si tratta di un interessanti disegni che non possono trovare applicazione se non come inutilizzabili prodotti fini a sé stessi. Eppure il design può essere considerato la massima rappresentazione della creatività e dell’estro.
Attraverso il design, ogni tanto si riesce a realizzare qualche hotel particolare che puntualmente viene additato come fonte di ingenti investimenti, oltre il dovuto, o realizzato a scapito della funzionalità.

Anche per questo motivo, troppo spesso ci viene richiesto di seguire il caro, vecchio ed efficiente modo di concepire una struttura alberghiera: un imprenditore non può prescindere dalla funzionalità della propria struttura; un hotel brutto ma funzionale può essere venduto mentre un hotel bello ma invivibile dall’ospite o a livello gestionale rischia il fallimento.
Volessimo, una lista di inabitabili design hotels potrebbe anche essere particolarmente lunga…. ma chi mai ha detto che design e funzionalità non possano essere inscindibilmente legati?
Perché una progettazione “non convenzionale” deve essere inefficiente? Perché deve essere tale da non far rispettare i budget a disposizione? Perché non dovrebbe rispettare le caratteristiche del territorio ed essere per forza avulsa dal contesto?

Progettare un albergo oggi, vuol dire creare un progetto sorprendente, accettare la sfida di far uscire dal foglio bianco il prodotto migliore per ogni tipo di situazione; vuol dire lasciar spaziare la creatività, esplorare tutte le strade possibili senza accettare compromessi nell’apparato funzionale, distributivo e gestionale che, chiaramente, permette di far vivere una struttura alberghiera.
Gli ospiti, una volta entrati in un hotel “tradizionale”, possono sentirsi a loro agio, ambiente gradevole, elegante, familiare, lussuoso….non si aspettano nulla di diverso. Proviamo a far entrare lo stesso ospite in un ambiente caratterizzato con luci, colori, materiali e soluzioni che generano una continua sorpresa, che possano emozionarlo, come protagonista in una scenografia diversa da quella in cui quotidianamente è abituato a vivere!

La mia ricetta? Ricerca, qualità, innovazione, valore del progetto, creatività: cinque concetti generali che lasciano spazio a qualsiasi soluzione proiettata al rinnovamento del sistema di progettazione di un hotel, di un centro benessere o, più in generale, del modo di fare e concepire l’architettura.

Mi piace concludere, come già fatto in altre occasioni, con un frase di Karim Rashid, celebre designer e progettista, tra gli altri, del Semiramis Hotel ad Atene: “Alcuni alberghi di oggi danno l’impressione di essere ancora immersi nel secolo scorso. Questa è l’ultima sensazione che voglio dare”.


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Oltre il confine
La visione oltre il convenzionale
Fattore T…alento

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