Hotel e Spa Design, nuove idee per ospitalità e benessere

PRONTI! PROGETTIAMO PER IL FUTURO

È dall’articolo del 4 marzo – Una sfida da vincere – che inseguo la proattività e con grande piacere, ogni tanto trovo qualcuno che condivide questo atteggiamento. Continuo a scrivere con la convinzione che guardare il bicchiere mezzo pieno sia doveroso, pur consapevole che la situazione sia difficile per tutti, anche per chi ha deciso di affrontare le cose in maniera positiva!
Sono coloro che avranno il piacere di condividere le riflessioni seguenti, esposte senza la pretesa di avere la soluzione adatta per tutto o per tutti. Comincio a mettere sul tavolo elementi per un confronto dal quale potranno prendere vita utili spunti. Siamo pronti! Progettiamo per il futuro.

Grand Park Hotel Rovinj – Ph. Credit @Maistra

Tutti cercano risposte, ma ci siamo posti le domande giuste? E perché farsi le domande giuste è così importante? Perché solo in questo modo potremo arrivare a valide soluzioni, che non possiamo più raggiungere con l’esperienza maturata negli anni finora.
Ma chiariamo una cosa importante: bisogna ragionare fuori dagli schemi!
Tuttavia, temo che qualcuno abbi mal interpretato tale espressione e si sia lasciato sfuggire la mano, proponendo soluzioni aberranti (che imperversano sul web) per risolvere problemi di distanziamento sociale in spiaggia piuttosto che in ristorante o in hotel. Quasi sono ancora indeciso se chi le ha presentate sia un genio del marketing – per essere riuscito a far circolare una simile spazzatura facendo leva sulla necessità delle persone di trovare rapidamente una soluzione – o, semplicemente, da “impiccare”.
Mi perdonerai se non pubblico le foto a cui faccio riferimento, è più forte di me…

Spiego subito con una foto la mia idea di approccio creativo, ingrediente base del lavoro dell’Hotel Stylist come reale supporto per l’albergatore alla ricerca di soluzioni nuove: un pianoforte presentato durante il Fuorisalone del 2015, connubio tra uno stupendo design e una funzionalità eccellente.

Think out of the box

Ecco il nocciolo: pensando ad un pianoforte, avreste mai immaginato – in prima battuta – alla possibilità di trasformarlo in un oggetto design senza toccarne il valore acustico?
Così delicato, così tradizionale che sembra assolutamente impossibile pensarlo diversamente dall’oggetto che abbiamo da sempre nei nostri occhi!

Leggi anche: “Mi sbilancio: il top del Fuorisalone 2015

Questa è la strada!

E su tale aspetto fondamentale mi piacerebbe avere il tuo punto di vista. Ma, prima, liberiamo la mente da tutto il resto, chiudiamo gli occhi e, ora, poniamoci le domande giuste a cui rispondere alla luce di questa chiave di lettura.
Ecco, di seguito, le sfide progettuali da vincere.

Leggi anche: “Una nuova sfida per  l’Hotel Stylist“, pubblicato su Sharing Tourism

Grand Park Hotel Rovinj – Ph. Credit @Maistra

UNA SOLUZIONE, MILLE SOLUZIONI
Cominciando ad analizzare concretamente il da farsi, mi sono persuaso che ogni struttura troverà la sua soluzione ideale solo in sé stessa. I fattori in gioco sono talmente specifici che diventa impossibile trovare un principio generalista ipotizzando che vada bene per tutti.

Faccio riferimento alla tipologia dell’hotel, al target, al numero e al flusso degli ospiti, ai percorsi, al tipo di servizio, colazione, buffet, ristorante, locali e aree comuni, ecc. Quante variabili in gioco vanno a caratterizzare i nostri hotel?
E ogni volta che cerco una soluzione, non posso fare a meno di dare un nome e un cognome alla struttura a cui penso:
un business hotel o un villaggio turistico?
20 o 80 camere?
Ristorante o no?
Colazione a buffet o à la carte?
Ne usciamo solo analizzando caso per caso: mille stimolanti sfide da vincere calibrate sulle specifiche realtà.

LA HALL, LA LOUNGE, GLI SPAZI COMUNI. PAROLA D’ORDINE: SICUREZZA
Che brusca frenata nella progettazione degli ambienti comuni che, fino a due mesi fa, avevano come obiettivo principale l’aggregazione delle persone! La lounge punta(va) ad una vitalità basata sulla relazione: dai tavoli social, alle postazioni di lavoro, dalle aree gioco a quelle relax, l’ospite è(ra) invitato a viverle appieno. E ora?

Questi mesi di terrore ci hanno inculcato nell’animo la “paura dell’altro”, ma sono convinto che non avrà vita facile: siamo spaventati, ora, ma la relazione è e rimane nella nostra natura!
Ed ecco la sfida progettuale e la domanda da porci: come conciliare la sicurezza personale – da garantire come imperativo assoluto – con l’aspirazione innata di rapportarsi agli altri?
Sono convinto che, lavorandoci insieme con un obiettivo chiaro, ne verranno fuori idee e spazi completamente innovativi!

LE CAMERE…
Anche nella camera la priorità diventa la sicurezza dell’ospite. E giù ad ipotizzare i migliori processi di sanificazione – UVC, ozono, olio di gomito – che tengano conto di molteplici fattori, dai tempi di pulizia tra un ospite e l’altro alle modalità che permettano al personale di lavorare in totale sicurezza, ai tempi di pulizia.

Grand Park Hotel Rovinj – Ph. Credit @Maistra

Cogliamo l’opportunità: fermiamoci a porre l’accento sui materiali utilizzati, sulla conformazione di alcuni spazi, sulla tipologia degli arredi. Non vuoi che fosse l’occasione per eliminare i pesanti copriletti a fiori a cui, inspiegabilmente, almeno il 50% degli hotel sono affettivamente legati?
La sfida è inforcare un paio di occhiali con filtri che ci facciano vedere le cose in modo diverso. Garanzia di un’effettiva pulizia e attenzione alla percezione dell’ospite: ricordiamoci che non sempre una camera pulita appare tale ai suoi occhi!

…E COME ARRIVARCI
I percorsi sono altri punti delicati, ma anche qui dipende dai flussi dell’hotel – conformazione, numero di ospiti, ecc.
E che ci inventiamo per l’ascensore? Un’idea me la sono fatta – a dire la verità, un po’ su tutto – ma prima di presentare le mie conclusioni mi riservo un doveroso approfondimento.

Grand Park Hotel Rovinj – Ph. Credit @Maistra

LE COLAZIONI E IL RISTORANTE
Arriviamo all’argomento che impazza più di altri in questi giorni.
Come garantire agli ospiti la sicurezza per le colazioni o, questione ancora più delicata, nel ristorante?
Ho tra i miei contatti hotel che con il servizio in camera – in ambienti con un’ottima metratura – risolverebbero brillantemente qualsiasi problema. Questo si trasferirebbe “semplicemente” sul piano economico: quanto mi costa avere un servizio dedicato alle colazioni in camera?
Altre strutture non risolverebbero il problema neanche con tre turni in sala, fossero eliminati i tavoli per distanziare le persone, impossibilitati nel gestire un room service.
Temo in una regolamentazione regola cieca che presuma di andar bene per tutti.
Allo stesso tempo, mi domando che senso abbia il distanziamento sociale con una persona che dorme nella mia camera – magari nel mio letto – ma anche con un collega con il quale sono vicino (per quanto possibile) tutto il giorno.
Come risolviamo la sfida progettuale lavorando fuori dagli schemi?

Come adeguare un ristoranteE se invece di creare autostrade a distanziare le postazioni, utilizzassimo degli schermi tra i vari tavoli tali che si possano creare delle “isole”, con grande risparmio di spazio?
Non so se sono riuscito a spiegare l’idea, ne faccio un disegnino: sul lato libero, ovviamente, le corsie per il passaggio, tra un’isola e l’altra.

Ma non mi parlate di plexiglass e basta: qui subentra l’aspetto progettuale, laddove questi elementi di separazione possono diventare caratteristica peculiare del ristorante, pensati in coerenza con il concept e integrati in un’immagine unica e accattivante.

Anche per i ristoranti e le sale colazioni parliamo della necessità di porre attenzione ai materiali.
Via i tovagliati, ci inventiamo una nuova mise en place? Una ulteriore sfida progettuale alla quale stiamo dando una risposta – tra le tante possibili – utilizzando materiali sanificabili facilmente ma a cui, fino a ieri, non avremmo mai pensato.

SPIAGGE
Concludo questa prima carrellata con una “passeggiata outdoor”, perché – perdonami – non posso pensare alle soluzioni assurde (e mica una!) che mi sono passate sotto gli occhi.
Va bene il distanziamento, ma la sfida è fare in modo che vi siano delimitazioni tali da non doversi cuocere sotto lenti di plexiglass né abbronzarci a spicchi a causa di una girandola di tessuto!


E se cogliessimo l’occasione di qualificare l’immagine dei nostri stabilimenti balneari?
E se, con lo stesso principio enunciato al ristorante, andassimo ad avvicinare due ombrelloni separandoli con un diaframma di tessuto? Se identificassimo l’area di pertinenza di ognuno con una struttura con una vela, oppure con tende apribili per consentire ombreggiamento o abbronzatura, a seconda dei desiderata dell’ospite?

Quante domande, quante sfide: se sei arrivato a questo punto dell’articolo, ti sarai reso conto che ogni specifico problema ci pone di fronte a situazioni a cui non siamo abituati. Non per questo dobbiamo spaventarci: siamo fuori dalla nostra zona di comfort ma è proprio questo che ci porterà a trovare le soluzioni di cui tanto abbiamo bisogno, inaspettate, innovative, straordinarie!

Lavoriamoci insieme
“Connecting minds, creating the future” (Tema Expo 2020..ormai 2021)

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2 comments

    • giovanna muro on Aprile 30, 2020 at 11:59 am
    • Reply

    Interessanti considerazioni alcune delle proposte esposte le avevo immaginate possibili e ance più pratiche rispetto ad altre pubblicizzate ( plexiglass)

    1. Le soluzioni migliori, poi, saranno quelle da poter sviluppare ogni caso specifico: generalizzare è sempre molto difficile.
      Ogni problema ha la sua soluzione ottimale, non banale, e coerente. Solo che, nella situazione di questo periodo, non siamo esercitati a riconoscerla facilmente, abituati da anni a guardare le cose nel modo “tradizionale”.

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