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Set 13

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GRAND HOTEL

Non riesco a resistere! Amo talmente tanto il mondo degli hotel che mi entusiasmo al solo pensiero di vedere un film o di leggere un libro ambientati in albergo, come il fantastico e surreale Grand Budapest Hotel o il libro di Steven Millhauser “Martin Dressler: il racconto di un sognatore americano” (a proposito, qualcuno ne ha altri da consigliarmi?).

Adesso è il momento dalla serie televisiva Grand Hotel, in onda su Rai 1 in questo periodo: potevo perdermela?
La mia “patologia” mi ha portato ad una professione nella quale mi occupo di alberghi, chick to chick, ma gestire una struttura ricettiva o, molto più semplicemente, lavorare in hotel è da sempre il mio sogno nel cassetto: tutto quello che sta dietro la complicatissima macchina chiamata “hotel” è un mondo che mi ha sempre affascinato e che ho voluto conoscere bel al di là della mio ruolo di hotel designer o hotel stylist.

GRANDHOTEL2_RAILo sceneggiato in TV è un’altra occasione per entrare nel merito di un universo che vive di vita propria, in continuo fermento, al di là della storia che vi si svolge che, in questo caso, assume un tono di giallo ambientato nella Belle Epoque.
Non so ancora come andrà a finire (ho scoperto che quelle che credevo essere due puntate a sé stanti sono invece ben sei!), ma sin dalle primissime scene ho trovato, tra le righe, spunti interessanti da condividere e sui quali mi piacerebbe avere anche una tua opinione nei commenti.

GRANDHOTEL4La festa della luce! Tutto ha inizio con la frenesia dei preparativi dei festeggiamenti che l’hotel darà in occasione del passaggio dalla luce a gas o con le candele alla luce elettrica: uno dei primi hotel che farà il grande salto!
Guardare al futuro attraverso l’innovazione permette al Grand Hotel di tagliare le gambe a qualsiasi competitor e di spiccare il volo nei cuori dei facoltosi clienti (i VIP del tempo) , che a loro volta conferiranno prestigio e gloria attraverso i loro ottimi giudizi sull’impeccabile ospitalità (….il Tripadvisor dell’epoca!).
Nell’anno 2015 non è cambiato nulla; le esigenze di spingersi oltre la norma per distinguersi dalla media forse è ancora più pressante, dato il numero sempre crescente di alberghi e, soprattutto, di ricettività extra alberghiera che spesso mette i bastoni tra le ruote al business dell’hotellerie (vedi Airbnb)
Ma oggi si crede ancora nel futuro? L’enorme paura dei rischi dovuti al cambiamento di rotta, non è diversa rispetto al passato: “Questo progresso ci riempirà di debiti“, tuona Jacopo Alibrandi, figlio scapestrato della famiglia proprietaria dell’hotel.
Forse, però, c’era più coraggio, o incoscienza, o magari era sufficiente che non ci fosse Equitalia dietro la porta per abbandonare ogni timore e lanciarsi nell’impresa!

GRANDHOTEL5Oggi possiamo parlare ancora di grandi innovazioni come l’avvento della luce elettrica? Certo! Ma il mondo va molto più veloce di prima ed è facile lasciarsi sfuggire l’occasione.
Per non restare nel generale, mi basta pensare ad alcuni dei progetti di ricerca sviluppati finora nel nostro piccolo. Puntare al benessere profondo dell’ospite, reinterpretare la reception (non in stile Henn-Na Hotel, però…) per rinnovare il concetto di accoglienza, valorizzare lo spazio attraverso la percezione del cliente: alcune idee per nuove “feste della luce” che già trovano notevole riscontro nell’entusiasmo degli ospiti, sedotti quando lo sguardo dell’hotel traguarda il futuro!

GRANDHOTEL_RAITra gli spunti di Grand Hotel c’è anche un messaggio, riguardante il personale, che fa da sfondo a tutte le vicende: l’hotel è una grande famiglia e il suo successo dipende da ciascun operatore, non solo impiegato nell’albergo ma onorato di farne parte.
Ed è il principio del successo di qualsiasi struttura ricettiva anche oggi.
Me lo insegnano, ad esempio, tutti gli amici operatori che seguo con affetto sui gruppi di Facebook, che rappresentano uno spaccato sociale verticale dell’albergo e che, come il personale del Grand Hotel televisivo, parlano e sparlano, tagliano e cuciono ma in ogni caso sono guidati da una enorme passione per il loro lavoro, malgrado le difficoltà, spesso apparentemente insormontabili, con l’infinito universo variegato degli ospiti.

GRANDHOTEL3Anche su questo fronte, niente di nuovo: stranezze a go-go anche nella Belle Epoque, con la marchesa Elsa Von Raben che, malgrado il prestigio del Grand Hotel, si porta da casa le regali lenzuola di seta.
Potremmo scrivere un libro (anzi, un’enciclopedia!) sulle stranezze dei clienti che, finché non trascendono il rispetto per gli operatori, alimentano chiacchiere e simpatici pettegolezzi nascosti che spesso rappresentano lo sfogo per tutta la stanchezza accumulata nel fare il lavoro più bello del mondo.

Con Grand Hotel la macchina del tempo ci porta indietro di un secolo, ma la vita di un albergo è sempre quella: l’importante è essere pronti ad adeguarsi alle nuove esigenze degli ospiti e, più in generale, del mondo moderno, tecnologico, interattivo, globale ma anche stressante e logorante, e proprio per questo bisognoso di benessere e della migliore ospitalità possibile in hotel.

Permalink link a questo articolo: http://www.hoteldesign.org/grand-hotel/

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