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Gen 26

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L’IDEA DIETRO TUTTO

Ero indeciso se inserire questo post nella sezione “A…come architettura” ma alla fine ho ritenuto molto più interessante prendere gli spunti che avevo in mente e farne materiale di discussione generale sul quale, come sempre, mi piacerebbe accendere un bel confronto.
L’argomento è di quelli che ogni tanto “ricicciano”, un “sempreverde”, uno di quelli che più ne parliamo, più mi entusiasma e che si rinnova ogni volta sotto nuove forme, portando al mio lavoro quella carica artistica che tanto mi appassiona: parliamo nuovamente di idee!
L’occasione nasce dalla mostra “Il metodo Piano” che ho avuto modo di visitare approfittando di una domenica di riposo durante la mia ultima settimana di cantiere a Parigi [Photogallery in fondo al post].
Tralascio la bellezza della cornice in cui si inserisce la Cité de l’architecture et du Patrimoine, affacciata dal Trocadero sulla meravigliosa Tour Eiffel, perché se comincio a parlare della “Dame de Fer” – che ritengo il manufatto più bello al mondo – potrei non finirla più. Per inciso, non ho potuto non acquistare, nell’occasione, un nuovo libro pieno di storie e di aneddoti intorno alla sua realizzazione, rigorosamente in francese, che non vedo l’ora di divorare.
imageLeggi anche “Una questione di idee

Ho sempre amato Renzo Piano sin dai tempi dell’università; le sue architetture mi hanno sempre entusiasmato, per quanto alcune volte discusse e, per qualcuno, discutibili. Se lo ricordano bene i miei genitori, trascinati a Bari di ritorno da una vacanza in Salento – una vita fa – per ammirare la realizzazione dello stadio appena inaugurato oppure i miei figli trascinati in giro per il quartiere “Le Albere” di Trento.
Soprattutto, mi ha sempre affascinato lui, la sua persona, il suo modo di essere, di progettare e, più di tutto, di parlare di architettura!

imageRiconosco un vero archistar da come trasmette il proprio modo di vivere immerso nell’architettura: non solo un lavoro ma un mondo parallelo, nel quale filosofeggiare di architettura diventa parlare dell’amore della propria vita con il quale ci si sente un tutt’uno, in una visione del mondo (del presente e soprattutto del futuro) che nella maggioranza dei casi le persone “normali” non riescono a vedere o a percepire.

Il progetto è la traduzione reale di queste visioni e anch’esso, molto spesso, non viene capito: siamo abituati a leggere le cose con superficialità, fermandoci al lato esteriore e riducendo il giudizio alle categorie di “bello” o “brutto”. Ancora peggio per l’architettura contemporanea (quella con la A maiuscola, non le mille schifezze che spesso ci circondano), per la quale talvolta si utilizzano dei canoni di giudizio così anacronistici che mortificano qualsiasi tentativo di rinnovamento.

imageAl di là dell’esposizione dei progetti, introdotti da un bellissimo modello in Lego del Centre Pompidou di Parigi, e del fascino indiscutibile degli schizzi di Renzo Piano, il grande valore della mostra è la presentazione di tutte le idee che sono alla genesi dei vari lavori.

Scopriamo che dietro ad ogni segno di matita c’è un perché: un’idea alla base di ogni scelta, che nel caso di Renzo Piano nasce in primis dal profondo studio della location e dal desiderio di rispettare i valori e la storia di ogni luogo.

Ogni progetto che si rispetti deve avere un’idea di partenza e per il nostro settore è la stessa cosa. Solo attraverso l’idea è possibile caratterizzare un hotel agli occhi degli ospiti o un centro benessere per coloro che ne fruiscono. E per le SPA il problema non è indifferente: nella stragrande maggioranza dei casi ci si preoccupa soltanto di riempire gli spazi con attrezzature più o meno evolute (nota bene: non ho scritto “prima” ma “soltanto”). Niente anima da infondere al centro wellness, che nasce come uno tra tanti sulla scia di un percorso progettuale (quando c’è) che punta semplicemente a proporre ambienti basati sugli stereotipi attesi dagli ospiti.
L’ospite, invece, va emozionato e, soprattutto, sorpreso e non c’è strumento migliore delle idee per infondere a qualsiasi realizzazione caratteristiche uniche che porteranno al l’eccellenza, alla qualità e al successo.

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Nella mostra di Parigi troviamo la spiegazione di tutto quello che c’è dietro ad ogni lavoro. Allo stesso modo, tutti gli hotel e tutti i centri benessere dovrebbero avere una storia da raccontare ai propri ospiti nascosta (non troppo) dietro ogni angolo, che gli conferisca quel carattere di unicità tale da distinguerne l’alto spessore qualitativo rispetto alle situazioni rimediate, che purtroppo rappresentano la maggioranza delle realtà italiane.

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