Giu 30

COME NASCE IL PROGETTO DI UN HOTEL

“Impara le regole come un professionista e poi infrangile come un artista”
Pablo Picasso –

Come nasce il progetto di un hotel? Da cosa si deve partire e cos’è prioritario nella genesi di un albergo, nel disegno delle camere o nella riorganizzazione degli spazi comuni? Come tradurre i numeri alla base di un’operazione imprenditoriale in un’immagine accattivante e un progetto di successo? Da dove far partire una riqualificazione o, ancora più complessa, una nuova edificazione? Dalla distribuzione degli spazi? Dalla funzionalità degli arredi?

The Sanya Edition

Una volta, un cliente mi ha chiamato dicendo: “Abbiamo rinnovato una camera tipo dell’hotel, la cui immagine era fisiologicamente invecchiata nel tempo. Abbiamo cambiato pavimenti, colori, realizzato arredi nuovi, sostituito tessuti e tendaggi. Poi l’abbiamo guardata ed abbiamo pensato: che orrore!”
Perché secondo voi? Scelte sbagliate?
Ahimé, no! Mancava qualcosa di molto più difficile da trovare: la camera non aveva un’anima!

New York Edition

Un contenitore riempito con oggetti nuovi e, magari, anche materiali costosi non è un progetto certo di avere un successo per gli ospiti. E il lavoro, oggi, tende ad orientarsi sempre più verso questo sterile approccio: dove metto lo scrittoio, come distribuisco il bagno, c’entra il portavaligie? La funzionalità, innanzitutto, ma non basta.
Lo sperimento ogni giorno allo studio: la tentazione di ridurre tutto ad una pianta o ad un prospetto ben funzionanti è in agguato sotto la scrivania di tutti, con un acerrimo alleato: il ritmo frenetico al quale siamo ormai quotidianamente sottoposti.

Allora chiudo gli occhi e respiro! Matita in mano e mente che viaggia “in una realtà diversa: il mio mondo parallelo fatto di visioni di creatività purissima, di arte, di musica, di fantasia e di bellezza incontaminata” (dal post Oltre il confine)

Come nasce il progetto di un hotel? Provo a spiegarlo semplicemente nelle righe seguenti e spero avrai la pazienza di leggerle, magari lasciandomi un feedback nei commenti per dirmi cosa ne pensi 😉

The Sanya Edition

Il progetto è frutto di una possente, immensa e gigantesca contaminazione, figlia di una visione surreale condita da quel pizzico di follia che mi riempie cuore ed anima solo al pensiero, e che è alla base della mia creatività.

L’estro e il genio che ritrovo nell’arte, nel cinema, nella musica – ma non solo – si sovrappongono in un insieme armonico ma apparentemente casuale, dal quale si generano le idee.
Numerosi stimoli esterni all’architettura si inseguono finché gli occhi guardano oltre il foglio di carta, la mente lascia lo spazio fisico e la matita comincia a disegnare il futuro!
Sì, proprio il futuro, perché il progetto non è altro che la rappresentazione di qualcosa che verrà e che al momento vive solo nell’immaginazione.

Non ho mai nascosto di amare il surrealismo, eppure quanto sto scrivendo è un processo molto più concreto di quanto sembri, così come sono assolutamente reali gli stimoli che contaminano i miei progetti.
Vi racconto come?

Parliamo di arte! Qualche giorno fa ho avuto l’onore di conoscere il maestro Gianfranco Baruchello (in questo periodo in mostra al Mart di Rovereto), uno dei più noti artisti italiani contemporanei, conosciuto come “lo sperimentatore che ha superato i confini tradizionali dell’arte mettendone in discussione sistemi e convenzioni con coraggio”. Vedi le sue opere e rimani stupito perché sembra sfuggirti un senso che invece è fortemente presente in una visione che va oltre i limiti di una mente “normale”. Poi lo senti parlare e chiudendo gli occhi lo immagini avvolto in una nuvola dove a lui tutto è palese e a te sembra follia, invece è creatività pura!

Parliamo di cinema! Ho già avuto modo di condividere con voi le riflessioni su “Grand Budapest Hotel”, uno dei miei film preferiti che lega surrealismo all’hôtellerie: talmente folle che lo adoro.
Lo guardi e ti chiedi: “Perché?” Non hai la risposta ma sai che così deve essere e l’armonia del risultato – nel film come in un progetto – è la dimostrazione di una genialità che non ha bisogno di tante domande

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Una genialità che ritrovo, ad esempio, anche nella figura di Sherlock Holmes, nell’interpretazione di Benedict Cumberbatch (il Dottor Strange della Marvel) di cui sto vedendo la serie in questo periodo: fantastico! Ti insegna quanto qualsiasi soluzione debba andare oltre le apparenze di un mondo “banale”, in cui è facile e possibile raggiungere risultati degni delle aspettative di tutti, ma si arriva a stupire solo attraverso genio e follia!

Parliamo di libri! Dopo 20 anni di reticenza ho letto tutta di un fiato la saga di Harry Potter, scritta da J.K. Rowling: strepitosa! Come ho fatto a non leggerla prima? Pagine impregnate di storie frutto di una visione parallela a quella reale, e non mi riferisco alla vita magica di Harry Potter, ma al modo di scrivere della Rowling, che ti stupisce colpendoti con una fantasia che ti sorprende quando meno te l’aspetti, offrendoti spiragli da cui intravedere la sua visione, pregna di invenzione e lucida follia.

Parliamo di musica! Qui entriamo un po’ più nel soggettivo, ma proprio per questo è più facile per tutti capire quanto la musica sia legata all’emozionalità e quanto questa condizioni fortemente tutta la nostra vita, non solo i miei progetti.

The Sanya Edition

Parliamo di architettura, la mia vita! Renzo Piano parla di architettura come una “scienza” che ha il suo compimento nella contaminazione con tutte le arti umanistiche, con la musica, la pittura, la scrittura, la poesia e non solo.
Non mi invento nulla, quindi, ma lo sperimento tutti i giorni sulla mia pelle.

Voli pindarici, da cui nascono, però, progetti concreti come compendio di tutti gli elementi che ho cercato di sintetizzare.
E, vi giuro, parliamo di concretezza: perché il progetto è costruito su basi solide, competenze, formazione, ricerca e approfondimenti, ma solo spiccando il volo potrà trovare la sua anima.
C’è frase più incisiva della citazione iniziale di Picasso per rappresentare questo pensiero?

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