“Potenziale sottovalutato”, “valore invisibile”, “grandi possibilità inespresse”: avrei potuto intitolare questo articolo in mille modi, tutti validi per far capire che dietro un hotel tre stelle vive un mondo che può essere di alta qualità e che ha interessanti margini di sviluppo.
Allo stesso tempo, avrei potuto utilizzare un titolo tipo “Non è più tempo per le scuse” oppure “come progettare (bene) anche con budget ridotti e rivalutare un’intera categoria”; o ancora “perché progettazione e creatività contano più del budget”.
Insomma, tantissimi temi con un unico obiettivo: evidenziare che è possibile valorizzare un albergo tre stelle con coerenza, creatività e, soprattutto, budget sostenibili.
Non lo ritieni possibile? Parliamone, ecco come la penso.
Alle obiezioni degli albergatori del segmento dei 3 stelle, che si dicono spesso impossibilitati ad abbracciare la qualità per una questione di denaro, ho sempre risposto sostenendo il valore delle idee come strumento molto più importante rispetto al fattore economico. Ripeto sempre a gran voce che, proprio grazie alle idee, è possibile fare in modo che un albergo possa posizionarsi in maniera vincente sul mercato attraverso un’attenta scelta di materiali e soluzioni.
Eppure, non posso fare finta che sia tutto rose e fiori: la passeggiata all’ultimo Salone del Mobile mi ha fatto riflettere su quanto stia diventando complicata questa “attenta selezione”, visto che la maggioranza delle aziende di fornitura sembra rivolgersi principalmente alla fascia alta del mercato. Come mai? Approfondiamo l’argomento.
IL SEGMENTO DEI TRE STELLE
In Italia il segmento degli hotel 3 stelle rappresenta quasi il 50% sul totale degli alberghi, stando agli ultimi rilevamenti statistici, con poco più di 15 mila strutture presenti. Una bella fetta per un comparto molto variegato: vi troviamo hotel di buona qualità ma, magari, con pochi servizi (a cui una normativa sicuramente anacronistica come quella sulla classificazione alberghiera non consente uno scatto di categoria) o alberghi di minor prestigio, le cui condizioni lasciano a desiderare proprio a causa dell’incidenza delle spese, soprattutto in periodi di crisi.
…e per il settore ricettivo c’è sempre una crisi (anche se di volta in volta si chiama con un nome diverso), tale che investire diventa particolarmente difficile per tutti, figuriamoci per i tre stelle.
Ma che vuol dire lavorare sulle idee? Come è possibile farle diventare uno strumento per poter riqualificare strutture anche con budget limitati? Facciamo subito un esempio per spiegare al meglio questo approccio, prima di passare all’impressione ricevuta al Salone del Mobile.
LAVORARE SULLE IDEE: UN ESEMPIO PRATICO
Lavorare sulle idee vuol dire, innanzitutto, cominciare a stabilire delle priorità in funzione della percezione di qualità degli ospiti. In questo modo, si investirà sulle cose più importanti – che aumentano la reputazione dell’hotel – lasciando che gli altri elementi siano “più semplici” (e meno costosi), a completamento di un intervento che non potrà essere a budget zero, ma sicuramente a costi controllati e contenuti.
Non serve un portafoglio super-pieno (anche se non guasta mai…): la riqualificazione di qualsiasi struttura ricettiva è possibile utilizzando i budget a disposizione.
Immaginiamo di dover riqualificare le camere di un hotel. Entrando nell’ambiente, dobbiamo guardarlo con gli occhi dell’ospite. Dove si orienta lo sguardo? Cosa soppesa per valutare la qualità dello spazio?
Spesso, la parete con la testata del letto catalizza la sua attenzione; se è così, è proprio là che va creato l’effetto WOW:
- un’immagine particolare in linea con il concept dell’hotel;
- un colore coerente con l’insieme;
- un’illuminazione curata a creare un’atmosfera emozionale;
- una testata del letto elegante e caratteristica, pur nella sua semplicità
- la vista di un letto comodo, con materasso visibilmente confortevole (non una sottiletta, per capirci), vestito di bianco per dare la massima percezione di pulizia
- la cura del dettaglio nella sistemazione della camera e, ovviamente, nella pulizia.
In questo modo, l’impressione dell’ospite – la prima impressione “che non si scorda mai” – non può che essere positiva.
E su cosa abbiamo speso di più? Magari su una carta da parati particolare, sulla qualità del materasso o su un disegno non banale della testata del letto. Il resto avrà costi decisamente più bassi: con l’effetto WOW assicurato, non serve completare l’opera con pavimenti d’oro, né arredi in legno massello, né tessuti pregiati o costosissime lampade perché l’ospite capisca che si tratta di una camera di alta qualità. Anche in un tre stelle.
Le idee servono affinché vinca la coerenza e per fare in modo che l’elemento caratterizzante scelto traini la qualità dell’intero ambiente, completato con materiali più accessibili di buon rapporto qualità-prezzo, alla portata di tutti.
DOV’È IL PROBLEMA?
Ed è qui che ho notato qualcosa di diverso nelle proposte di mercato: la ricerca di materiali, arredi o altri elementi accessibili – economicamente parlando – non è mai stata troppo semplice, ma la mia impressione è che stia diventando complicata oltre misura.
Proprio a Milano durante l’ultima Design Week mi sono reso conto come gran parte delle aziende di fornitura si rivolgano principalmente ad un mercato di alta gamma – il lusso in primis – abbandonando quella fascia di prodotti più accessibili che permettevano agli hotel con budget inferiori di trovare soluzioni di qualità.
La mia sensazione è che i fornitori finiscano letteralmente per snobbare un segmento di fascia medio-bassa perché, ovviamente, conviene loro puntare in alto: e via con aumenti dei prezzi in virtù di una qualità nella produzione che alza in maniera sproporzionata i costi di produzione. Di conseguenza, si alza anche il costo del prodotto finale, che non resta più alla portata di molti.
La percezione è quella di un mercato che si sta dividendo sempre più nettamente in due: fornitori che vogliono giocare nel campionato di serie A (ma non è detto che ci riescano) e grande distribuzione.
Possibile che se voglio comprare una sedia a “prezzi umani” non possa trovare qualcosa di più particolare di ciò che propongono grandi magazzini come Ikea, Leroy Merlin o i siti web di vendite online (per quanto va riconosciuto a tutti lo sforzo di dare qualità e design ai loro prodotti)?
E se poi ne devo comprare 50 per allestire l’intero ristorante dell’albergo, in quest’ottica quanto finirei per spendere?
Eppure, come riporta Roberto Necci – Presidente Centro Studi Federalberghi Roma e vice Presidente di Federalberghi Roma – in un suo interessante articolo, “il futuro degli investimenti alberghieri non è nei 5 stelle; è nei 3 stelle intelligenti. Mentre tutti rincorrono il lusso i veri investitori stanno guardando altrove, alla ricerca di posizioni strategiche per strutture con costi operativi sotto controllo, margini sostenibili, automatizzazione, ottimizzazione gestionale, architettura modulare e flessibile.
Un 3 stelle “intelligente” oggi può rendere di più di un 5 stelle tradizionale, con metà del rischio”.
Per un’azienda, diventare partner di un progetto ben pensato in un hotel tre stelle può rivelarsi una strategia vincente: un mercato più dinamico e potenzialmente più ampio.
Ma ci vuole la gamma di prodotti giusti, che possano posizionarsi in una fascia intermedia tra forniture costose dedicate al segmento medio-alto ed elementi standard di bassa qualità.
Ci vuole un prodotto che potrebbe costare più del prezzo base – ma che un hotel tre stelle sarebbe, magari, ben disposto ad acquistare per dare vero carattere alla struttura – e meno di quello inaccessibile, ad appannaggio di chi non ha tanti problemi di budget.
Così si possono fare “i numeri”, decisamente molto più alti di quelli fatti da chi spera nella vendita di un prodotto di altissima gamma che, però, rimane invenduto.
Leggi anche: “Eleganza o carattere?”
NIENTE PIU’ SCUSE
Ho sempre scelto un approccio orientato all’eccellenza, sia che si tratti di progettare una struttura di target superiore, sia per quelle di categoria inferiore, da cui abbiamo avuto sempre grande soddisfazione.
Troppo spesso mi sono sentito dire “belle idee, architetto, ma io ho soltanto un tre stelle”: un pensiero fortemente limitante che va scardinato con coraggio e fiducia nella professionalità di chi fa dell’eccellenza dell’hôtellerie la sua missione.
Non è più ammesso accampare scuse. Ogni imprenditore deve acquisire la consapevolezza della responsabilità delle proprie scelte: puntare in alto o continuare a lamentarsi.
E per capire quale strada seguire, ho sempre cercato di dare l’esempio in prima persona. Lo dimostrano progetti di hotel come il Garni Roberta in Veneto – in cui abbiamo dato vita alla prima camera veramente inclusiva mai realizzata in Italia – ma anche di strutture extralberghiere (notoriamente con budget più bassi commisurati alla tipologia) come Urban Karalis realizzato a Cagliari.
C’è sempre la possibilità di fare un ottimo lavoro.
La vera sfida non è spendere di più ma investire meglio. I tre stelle rappresentano oggi il più grande potenziale inespresso dell’hôtellerie italiana ma servono occhi nuovi, menti aperte e partner competenti.
Chi saprà guardare oltre le etichette e scegliere con coraggio non solo potrà competere, ma sorprendere.


















2 commenti
I tre stelle non sono un limite, ma un’opportunità 😉
Autore
E pensare che a volte sono gli stessi albergatori – proprietari di hotel tre stelle – a vedere la propria struttura come un limite.
Il vero limite, poi, è pensare di non poter far nulla di eccellente in virtù del target…niente di più sbagliato.
Per fortuna, esistono anche tantissimi imprenditori illuminati.