Anche quest’anno il mondo della creatività si è dato appuntamento a Milano per la Design Week: Salone del Mobile e Fuorisalone hanno catalizzato l’attenzione di architetti e designer (ma non solo, ovviamente) di tutto il mondo, la mia compresa. E prima di entrare nel merito di alcuni argomenti di specifico interesse per hôtellerie e benessere, ho il piacere di condividere le mie impressioni più generali.
Dai mille spunti ricevuti – da cui sono nate altrettante riflessioni – scaturiranno alcuni nuovi articoli (…meno di mille, promesso) sugli aspetti più importanti sui quali si è focalizzata la mia attenzione: grazie all’attività di ricerca, il mio occhio è sempre orientato a captare possibili strade che portano verso il futuro e a nuove opportunità di sviluppo, soprattutto per il settore alberghiero e del benessere.
Ma andiamo per gradi.
Una fantastica atmosfera internazionale sia in fiera, sia per le strade di Milano, che vale veramente la pena di vivere malgrado chilometri e chilometri macinati a piedi, che mettono a dura prova anche i più allenati.
Ho dovuto fare delle scelte per sopravvivere ai tantissimi eventi, scegliendo il colore come chiave di lettura principale nella ricerca delle iniziative. E quest’anno ho avuto particolare soddisfazione, soprattutto perché ho avuto modo di scambiare qualche parola con Karim Rashid e Pierre Yves Rochon, due personalità gigantesche nell’ambito del design e della progettazione alberghiera, pur agli antipodi l’uno rispetto all’altro: un viaggio dal design puro allo stile classico.
IL MIO FUORISALONE
Il Fuorisalone è sempre più dispersivo: il moltiplicarsi dei distretti del design ha il pregio di coinvolgere veramente tutte le aree della città, ma rende l’esperienza del visitatore difficile da vivere nei pochi giorni a disposizione. Ne risulta uno spezzettamento degli allestimenti in giro per Milano dei quali, alla fine, è necessario fare una selezione. E questa, in pratica, privilegia i distretti più importanti, primi tra tutti Brera e Tortona che racchiudono il maggior numero di eventi.
Non tutto è all’altezza delle attese. Se, da una parte, la comunicazione fatta prima della Design Week ha permesso di scorgere in anteprima i singoli allestimenti, così da potersi orientare su quelli più rispondenti agli interessi delle persone, dall’altra ha finito per creare delle aspettative che molte volte si sono riflesse in un deludente “ah, è tutto qui!”
Un problema piuttosto diffuso è quello di non essere riusciti sempre a tradurre il concept proposto attraverso l’allestimento. Troppi eventi, come sempre, hanno bisogno di una spiegazione dell’idea che c’è dietro e, a volte, non basta neanche questa per capire le intenzioni di chi li ha proposti. È un vero peccato, un’occasione persa per dimostrare l’importanza di un progetto come veicolo di idee.
Come ho sottolineato spesso, il vero valore di un progetto è riuscire a trasformare un’idea in qualcosa di concreto che le persone possano capire ed apprezzare senza bisogno di particolari spiegazioni. Tuttavia, non è mai così scontato né banale ed è in questa capacità che, spesso, si riconoscono le opere di grandi progettisti rispetto agli altri.
Sul concept leggi anche “Cosa ci insegna la Design Week (2022)”
Tra gli allestimenti che mi hanno colpito positivamente di più in questo senso è Source of Pleasure by Juliana Lima Vasconcellos, l’evento della Lavazza che ha presentato un nuovo prodotto orientato a eliminare carta e plastica dalle confezioni delle capsule di caffè, nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità. L’allestimento mi è sembrato semplice, coinvolgente ed efficace, dalla forma dell’installazione nel cortile di Palazzo del Senato, alla vasca scenografica all’interno.
Tra le altre iniziative degne di nota è la Library of Light, dell’artista britannica Es Devlin, nel cortile della Pinacoteca di Brera, affascinante e scenografica: nella semplicità di una forma fluida che abbraccia i visitatori, si crea un’atmosfera molto coinvolgente. Gli spettacoli serali fanno da ciliegina sulla torta.
Non mi è sfuggita la sistemazione dei libri per valore cromatico, dai colori caldi a quelli freddi: un’idea tutt’altro che banale.
Non posso evitare di riportare l’evento che parla più esplicitamente di colore rispetto agli altri: Hyper Portal by Glo, progettato dall’artista Michela Picchi che, in un’esplosione di mille tonalità in armonia tra loro, passa dall’arte al digitale permettendo alle persone di immergersi letteralmente nell’installazione, di cui diventano parte attiva. Sensoriale ed immersiva, rappresenta perfettamente il concept generale “Mondi connessi” del Fuorisalone 2025.
Evidentemente non sono le uniche iniziative che meritano di essere menzionate, ma è impossibile elencarle tutte. Eviterei, invece, di riportare quelle per i quali il giudizio non è stato altrettanto positivo (alcune ancora più deludenti per esserci andato apposta…)
In generale, ritengo che siano poco valorizzati quegli eventi in cui vengono esposti pezzi di design più piccoli e semplici, che spesso sono semplicemente messi in mostra in serie ma che potrebbero essere integrati in allestimenti molto più coerenti, per quanto i singoli oggetti siano differenti tra loro.
IL SALONE DEL MOBILE
L’esperienza al Salone del Mobile vale l’ammazzata (camminare ininterrottamente dalle 9.30 alle 18 è un’esperienza solo per i più duri).
L’offerta delle aziende partecipanti è molto varia, anche se vale lo stesso discorso fatto per il Fuorisalone: le iniziative migliori sono quelle che contestualizzano i prodotti all’interno di un concept vero e proprio che punta l’attenzione su uno o più aspetti che l’azienda vuole valorizzare maggiormente nell’occasione.
Vista la vastità della fiera, realizzare qualcosa che colpisce al semplice sguardo porta le persone a fermarsi e ad approfondire. Al contrario, tutti i valori non facilmente percepibili dietro un’esposizione banale sono destinati a restare nascosti ai più.
In quest’ottica, impossibile non fermarsi allo stand del brend Daft about Draft, dell’architetto e designer giapponese Taiju Yamashita, in cui alcune sedie fluttuano tra mille palline che catalizzano l’attenzione del visitatore con un effetto molto scenografico.
Molto affascinanti le proposte per il settore del lusso, che sta prendendo sempre più il sopravvento rispetto ad un mercato più accessibile. Sto facendo alcune riflessioni in merito, che sfoceranno in un articolo dedicato al tema economico: le proposte di alto livello stanno cannibalizzando – soprattutto in termini di costi – quelle “normali” e questo crea difficoltà alla fascia media di mercato, quella che, per capirci, non vuole rivolgersi necessariamente all’Ikea della situazione ma che, allo stesso tempo, non si può permettere l’acquisto di elementi e complementi di arredo particolarmente costosi. A questa fetta di mercato, chi ci pensa?
IL VERO VALORE DELLA DESIGN WEEK
Nel complesso, l’esperienza della Design Week resta di fondamentale importanza per qualsiasi creativo. Lo sanno bene i tantissimi professionisti internazionali che vengono a Milano da tutto il mondo; lo capiscono forse un po’ meno quelli italiani che, anche quest’anno, mi hanno dato l’impressione di non essere così numerosi come avrebbero dovuto.
Il vero valore non resta nel singolo evento o nell’allestimento che colpisce di più, per il quale sarebbe sufficiente consultare uno dei mille e più siti web che ci aggiornano sulle novità, sui prodotti di eccellenza e ci presentano tutte le iniziative senza neanche dover faticare in giro per la città.
Mi porto a casa un’energia che viene dal vivere completamente immersi nel design: un’esperienza che porta la mente di ogni creativo ad attivarsi spontaneamente per generare nuove idee che prendono spunto dall’insieme di tutte le proposte. Questa energia nasce nell’entrare nei processi creativi che hanno portato alle varie proposte, nel susseguirsi di situazioni che hanno la creatività come minimo comune multiplo.
Un’energia che deriva dall’incontro (rigorosamente off-line) con altre persone che hanno con te una relazione data dalla creatività pura e con le quali sei parte di un ecosistema positivo in cui tutti sono legati tra di loro da questo filo invisibile chiamato creatività.
Non importa se qualcosa ti ha colpito in modo specifico o se qualcos’altro ti ha suscitato emozioni sul momento: porti comunque a casa nell’animo una carica positiva che si genera semplicemente per aver vissuto appieno in prima persona la Design Week.
E una cosa è certa: già a partire dal prossimo progetto, il lavoro risentirà immensamente di questa grande ispirazione.















