Di rientro dalla Design Week, anche quest’anno ho grande voglia di condividere alcune riflessioni che legano design e hôtellerie, creatività e progettazione, tendenze e note di colore.
Dove stanno andando il design, la moda e l’arte che si sono dati appuntamento a Milano?
E cosa può attingere il mondo alberghiero da questa esplosione di energia?
IL SALONE DEL MOBILE E IL FUORISALONE
Come al solito, non mi è stato possibile vedere tutto. La “settimana del mobile” ti mette alla prova anche se sei allenato. Gli eventi si moltiplicano ad un ritmo che cresce anno dopo anno e che rende impossibile riuscire a godersi veramente tutto.
Ogni occasione è buona per poter mettere il design in scena, con mille location che si trasformano nel più sorprendente palcoscenico.
Design ovunque: arredi, installazioni, provocazioni, idee. Le più interessanti sono quelle che capovolgono il concetto di “normalità” e superano la visione didascalica del mondo interpretando la realtà, raccontando incredibili storie e facendosi veicolo di creatività pura.
Certo, non tutte le ciambelle nascono con il buco: in molti casi, la voglia (o la necessità) di partecipare porta a rendere banale la presentazione di alcuni oggetti o arredi pur di essere presenti a tutti i costi.
Altre volte, invece, si scoprono pezzi di una singolare creatività in contesti che non riescono a valorizzare l’idea che c’è dietro il prodotto.
Insomma, un vero e proprio marasma.
Da questo la domanda: serve proprio tutto questo design?
Migliaia di oggetti dietro ognuno dei quali c’è un’idea, c’è un progettista che li ha pensati e un’azienda che li ha prodotti.
Qualsiasi cosa esposta al Salone del Mobile o nelle location del Fuorisalone ha una storia dietro le spalle. Ogni oggetto ha un suo perché, anche se qualche volta resta nascosto nell’oggetto stesso, incapace di trasmettere il concept che lo ha generato.
QUANTO DESIGN
In particolare, la riflessione è nata passeggiando per i corridoi del Salone Satellite, in fiera a Rho: una rassegna di oggetti di design di progettisti under 35 da ogni parte del mondo.
Mentre le aree dei padiglioni sono organizzate come isole nelle quali ogni azienda allestisce il proprio spettacolo, nel Salone Satellite gli oggetti sono posizionati in una sequenza di stand tutti uguali. Uno dopo l’altro. E tu passeggi per queste corsie e osservi. Rifletti su cosa può aver portato un designer a concepire prodotti che, alla fine, toccano tutte le categorie: lampade, sedie, vasi, oggetti di uso comune, tavoli, accessori e tanto altro
Quanto design, destinato a chi? Quell’oggetto qualsiasi sarà mai di utilità per qualcuno?
Come ha ribadito Karim Rashid, che ho avuto occasione di incontrare con grande piacere anche quest’anno, il design è uno strumento per produrre oggetti che nascono per andare incontro alle esigenze delle persone che si rinnovano continuamente (e da questo nasce la sua sorpresa: perché utilizziamo oggetti nati per rispondere a bisogni di epoche passate? Ma questa è un’altra storia…).
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Al di là della funzionalità o meno di un prodotto, resta il fatto che rappresentano tutti – nessuno escluso – espressione della creatività del progettista.
Fantastico!
Ogni oggetto, ogni arredo, ogni ambiente è sempre traduzione creativa di un’idea.
Ed è questo che rende meraviglioso il mondo, proprio grazie alla creatività di chi si mette in gioco e rende concrete le idee.
Passeggiando per i corridoi del Salone Satellite, dopo la prima riflessione del tipo “ma a chi servirà mai un oggetto del genere?” segue quella più interessante che supera qualsiasi contatto con la mera funzionalità e mi porta a pensare quanto sia sorprendente che una persona abbia pensato qualcosa che va oltre l’immaginazione (spesso banale) delle persone, che renda visibile qualcosa che non esisteva prima, che traduca una visione che nessuno ha mai avuto la forza di rendere concreta.
PENSARE ALL’HôTELLERIE IN MANIERA DIVERSA
Questo è il vero valore delle idee. E come ho modo di esprimere ogni anno, riuscire a capire – passeggiando per Milano – che tutto ciò è possibile rappresenta il vero valore della Design Week, che la rende un appuntamento immancabile.
Anche se non sempre tutto è a fuoco e anche se non tutto brilla di quella bellezza che ci si aspetta dal design, l’evento ti dimostra – anzi, ti ricorda! – che guardare il mondo con occhi diversi è possibile!
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Ed è la stessa chiave di lettura che porto nel mondo alberghiero e di cui l’hôtellerie ha estremamente bisogno.
Ogni volta che mi pongo davanti ad un progetto e la mente vorrebbe bloccarsi su situazioni comuni, già viste (e, per questo, spesso banali), mi ricordo che è necessario andare oltre, perché guardare oltre il foglio è possibile!
Lo dimostrano i mille progetti della Design Week.
È per questo che rispondo senza dubbio alla domanda posta nel titolo: certo!
Tutto questo design serve per insegnarci a progettare in maniera diversa e nuova.
Direi di più: ci insegna a pensare in maniera diversa e nuova.
E, nello specifico, ci ricorda quanto è importante guardare il mondo degli hotel con occhi rinnovati, per permetterci di concepire spazi nuovi per il benessere degli ospiti, sempre in continua evoluzione.
Non si tratta solo di “progettare hotel di design”: l’approccio creativo prescinde dallo stile – classico o contemporaneo – di qualsiasi struttura; è proprio un modo nuovo di concepire l’hotel struttura in ogni suo aspetto, dalla progettazione dell’edificio agli aspetti più piccoli, anche quelli che sembrano lontani anni luce dal design.
Di fronte alla progettazione di un albergo, dunque, la Design Week ci insegna che “si può fare”! È possibile chiudere gli occhi e guardare oltre: le soluzioni più valide nascono da questo approccio, soprattutto quelle non convenzionali, che rappresentano per l’hôtellerie la traduzione di una visione che porta diretta al futuro.













