Il post di oggi nasce come riflesso di un viaggio nel nord Europa, diventato lo spunto per parlare di cultura del benessere: ne deriva la mia proposta di un cambio di paradigma che può diventare di grande ispirazione per un approccio diverso e vantaggio competitivo per chi lavora o si vuole lanciare nel mondo del benessere.
Come diceva Mark Twain, “il viaggio è fatale per il pregiudizio e la ristrettezza mentale”: è proprio vero che viaggiare allarga le vedute, apre la mente e stimola nuove connessioni neurali. Così è stato grazie alla mia esperienza a Copenhagen, che mi ha spinto a condividere queste riflessioni proprio sul benessere.
HYGGE
È risaputo che la cultura del benessere del nord Europa sia particolarmente sviluppata. Un modo di vivere il proprio equilibrio personale che abbiamo imparato a rappresentare con il termine danese Hygge, che rappresenta la ricerca del comfort e dell’intimità come filosofia di vita da integrare nella vita di tutti i giorni.
Una parola difficile da tradurre perché racchiude in sé più un concetto, descrive una sensazione che si prova quando si è in un ambiente accogliente, magari in relazione (e connessione) con altre persone.
Parlando di cultura del benessere, la nostra mente vola subito alla SPA.
Facciamo sempre a gara per fornire agli ospiti – in una Day SPA o in una struttura ricettiva – i migliori servizi possibili: la sauna più grande, la vasca più particolare, l’atmosfera più multisensoriale, il bagno turco più ricercato, il percorso benessere più completo possibile.
Chiunque voglia investire sul benessere parte dal domandarsi quali servizi – i più innovativi, i più emozionali – poter offrire ai propri ospiti. Spesso, tuttavia, ci perdiamo il concetto più semplice di tutti: il vero significato di benessere per le persone.
Ebbene, il viaggio a Copenhagen mi ha permesso di riaprire gli occhi su quello che dovrebbe essere, invece, il punto di partenza di tutto.
TOH, UNA SAUNA IN MEZZO AL MARE
La mia riflessione è partita subito nel momento in cui, una volta uscito dall’hotel, mi sono imbattuto nella prima sauna pubblica, ancorata sulle sponde del canale del porto. Qualche persona in conversazione all’interno della cabina, poi un signore esce – in costume da bagno con 8°C di temperatura e un vento che taglia la testa – e senza battere ciglio si butta nell’acqua gelata!
Urka!
E noi? Non siamo quelli che progettiamo percorsi per raggiungere le cabine, spesso facendo salti pindarici per collegare o coprire zone nel tentativo di dare agli ospiti il maggior comfort possibile all’interno degli spazi realizzati…un lavoro progettuale “bruciato” in un’istantanea che inquadra la sauna, le persone in relazione tra di loro e quelle che hanno capito veramente quanto il rapporto caldo/freddo fa bene all’organismo.
Dopo questo episodio, il mio sguardo non ha fatto che poggiarsi su situazioni analoghe (saune – e non solo – veramente ovunque!) fino a notare persone che, con la più naturale nonchalance, escono su strada da un hotel in accappatoio o passeggiano in asciugamano, bagnati, dopo il loro percorso benessere.
Ma, ovviamente, non finisce qui.
A Copenhagen tutti vanno in bicicletta.
Non solo: tutti corrono!
Corrono, corrono, corrono sempre, a qualsiasi ora, da soli, in coppia, in gruppo. E cominci a capire quanto l’attività fisica faccia davvero parte integrante del loro stile di vita!
E cos’altro contempla questo stile di vita che, tra le altre cose, rende Copenhagen la città più felice del mondo [*]?
La relazione tra le persone!
[*] Lo sancisce l’Happy City Index 2026: una classifica internazionale elaborata dall’Institure for Quality of Life che mette in lista 251 città di tutto il mondo misurandone il benessere effettivo sulla base di 64 parametri scientifici non soggettivi.
CONNESSIONE POSITIVA TRA LE PERSONE
L’area centrale di Copenhagen, quella che ho vissuto come turista in vacanza, è piena di terrazze sul mare: ampie gradonate in legno, pontili e sedute di tutti i tipi invitano le persone a sostare di fronte all’acqua.
A pausa pranzo o a fine giornata, queste affascinanti banchine si riempiono di persone che chiacchierano, che sorseggiano un drink o, semplicemente, che si godono il sole qualora la giornata lo consenta.
Sono in connessione positiva tra di loro e in stretto legame con l’acqua, che ha un ruolo particolarmente importante nel rapporto delle persone con la natura, sempre presente anche grazie agli interventi paesaggistici di grande spessore che rientrano nella politica di sviluppo della città.
Qui il benessere si respira! Si vede, si tocca, si percepisce.
E NOI?
A questo punto, è il momento di introdurre una spiegazione al titolo di questo post.
Pe-ra-cot-ta-ro – Espressione romanesca: in senso figurato, una persona incompetente o che svolge un lavoro in modo approssimativo e di scarsa qualità.
Viene additato come peracottaro una persona vuol dire “dare l’impressione di fare le cose in modo approssimativo e amatoriale”
Alla luce della mia passeggiata a Copenhagen, la sensazione è quella di vivere, in confronto, in un settore sterile, svuotato di significato, in cui la preoccupazione di riempire spazi da mettere a reddito supera il desiderio di offrire servizi per il reale benessere delle persone.
Peracottari del benessere!
Leggi anche “Benessere, non basta la parola”
Lo so, è un concetto forte che rappresenta in modo colorito ed eccessivo un settore comunque bellissimo in cui lavoro da oltre 20 anni per il quale mi piacerebbe fare sempre di più e per il quale vi sono tantissimi operatori che vi lavorano con passione e grande competenza.
Con questo post non voglio partecipare alla diffusa disciplina sportiva del lamento gratuito: mi piacerebbe ispirare a fare sempre meglio proponendo la sfida di tornare al vero significato di benessere per le persone e tradurlo non tanto nel progetto più sensazionale quanto in quello più vicino a fornire una vera risposta alla ricerca di uno stile di vita equilibrato.
Rallentare, godersi il presente in un’atmosfera che favorisca la tranquillità e la felicità, in stretto rapporto con la natura e in relazione autentica con gli altri, trovando piacere nelle piccole cose e trasformando un momento ordinario di una giornata qualsiasi in un’esperienza speciale: ecco una nuova vera chiave di lettura progettuale che può rivoluzionare il settore.















