SANREMO, GLI HOTEL E LE SPA

Il festival di Sanremo per me è stato sempre fonte di idee interessanti da sviluppare e quest’anno non è stato da meno. Non importa che tu abbia visto, amato o detestato la kermesse, brillantemente condotta quest’anno da Amadeus con Fiorello come spalla. Niente paura, da Sanremo nuovi spunti per hotel e SPA: e continuiamo a parlare di concept per la progettazione di strutture sempre più al passo con i tempi e votate al successo sul mercato odierno.

Insisto a parlare di idee perché ne soffro terribilmente la mancanza nel settore: tutto molto bello, a parole, ma, in pratica, si continuano a sviluppare progetti che non hanno nulla alla base, nessun messaggio, niente che meriti di essere trasmesso agli ospiti, che si parli di albergo o di centro wellness. Si continua a privilegiare la distribuzione delle funzioni o lo studio di un’immagine accattivante: benissimo, per l’amor del cielo, ma cosa c’è dietro? Cosa vogliamo comunicare alla platea di ospiti che, oggi, non cerca altro che di vivere un’esperienza da protagonista all’interno di un ambiente che la coinvolga emotivamente e passionalmente?
L’eleganza, la pulizia delle forme o la corretta funzionalità degli spazi sono sufficienti per sedurre l’ospite di oggi e permettere alla struttura di trovare il proprio posto sul mercato?
L’esempio di “The Student Hotel”, presentato nell’ultimo post, dice altro…

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Tornando a Sanremo, stavolta non concentro la mia attenzione sull’apparato scenografico, che in passato è stato spunto per parlare di progettazione e percezione dello spazio (che, per inciso, a differenza dello scorso anno, si è dimostrato all’altezza con interessanti forme fluide a fare da protagoniste, malgrado la simmetria che “classicizza” un po’ l’insieme).

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Guardo altrove, alla musica ma non solo. Ogni canzone racconta una storia attraverso il testo che accompagna le note, ma stavolta è qualcos’altro a catturare la mia attenzione: la performance artistica di Achille Lauro.
Artista controverso, amato incondizionatamente o odiato (sempre incondizionatamente), discusso, provocatorio, diverso, ma fuori ogni dubbio geniale!
La musica diventa opera teatrale: un susseguirsi di emozioni in quattro minuti di esibizione in cui si condensa un messaggio forte, incentrato sulla canzone: “Me ne frego”, inteso nel senso positivo come esortazione a vivere senza timore, ad agire, a non temere il giudizio, a non seguire gli stereotipi imposti.

In questa cornice rientrano i quattro personaggi portati in scena:
San Francesco, che si spoglia della ricchezza abbracciando la povertà contro qualsiasi buon senso, oltre che contro la sua stessa famiglia.
Ziggy Stardust, uno dei tanti alter ego di David Bowie, che ha sconfitto gli stereotipi della sessualità.
La marchesa Luisa Casati Stampa, amante di D’Annunzio, grande mecenate che ha vissuto a favore dell’arte diventando essa stessa “opera d’arte”, nonché una delle donne più controcorrenti della sua epoca.
La regina Elisabetta I, personaggio che ha dedicato la propria vita al popolo e “simbolo di un femminismo libero che non si è mai piegato ai dettami del maschilismo imperante”.

La canzone è al centro, il concept intorno al quale ruota un’esibizione dietro alla quale prende vita il messaggio di Achille Lauro: puoi amarlo come il momento più geniale della rassegna canora o puoi odiarlo come momento più decadente della televisione italiana. Innegabilmente, però, l’idea è “prepotente” e, volenti o nolenti, ci ritroviamo investiti da questo messaggio, costretti ad una presa di coscienza e ad esporci in un giudizio.
Un’idea tanto folle quanto forte, concreta, attuale e creativa che ci esorta a guardare avanti, a perseguire strade nuove, a non restare ancorati a realtà anacronistiche, a non aver paura delle differenze e a combattere per i propri valori, a prescindere dai giudizi – spesso bigotti – di chi guarda solo indietro.

Ora, rileggete quest’ultima frase e cambiate il soggetto del discorso: non è d’obbligo guardare così avanti nella progettazione di un hotel o di una SPA? Non è fondamentale incentrare sull’idea qualsiasi sforzo che porti al rinnovamento o alla riqualificazione di una struttura? Abbiamo ancora dubbi che il futuro passi dal differenziarsi, dall’abbracciare un concept nuovo, dal ragionare fuori dagli schemi al fine di presentarsi ai nuovi ospiti al di là delle aspettative standard che ci circondano?
Quanto valore assumerebbe un messaggio così forte, tradotto in spazi e servizi, trasmesso a prescindere da qualsiasi interferenza che ci riporti in un passato che ormai non ha più ragione di essere?

Ecco la differenza tra una “normale” canzone e una performance che nasce da un progetto artistico ben preciso e che trasmette un messaggio.
È la differenza tra un bell’hotel, funzionale, elegante e un hotel che trasmette ai propri ospiti la propria anima, condividendola con chi vuole entrare in un nuovo mondo, autentico, emozionale, esperienziale.
Ecco la differenza tra un centro wellness che si preoccupa di sterili contenuti standardizzati piuttosto che occuparsi del reale bisogno di benessere degli ospiti attraverso la valorizzazione di nuove idee.

Eppure, Achille Lauro non ha inventato nulla: ha semplicemente ripreso il ruolo “tradizionale” di rockstar, contrapponendosi in pratica ad un mondo di interpreti che, per quanto bravi, percorrono strade conosciute e per questo, spesso, ormai superate.
Achille Lauro è spettacolo aulico, come fortemente culturale sarebbe il messaggio delle strutture che volessero veramente puntare al futuro. E, sulle note della canzone, niente paura: chi se ne frega di essere troppo avanti quando essere diversi ci porta al successo dell’attività.

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