Lug 12

LA PICCOLA IMPRESA ALBERGHIERA

Nel panorama alberghiero internazionale, la realtà italiana si presenta in modo molto particolare, con le sue 33.480 strutture che, da una parte, equivalgono al numero di camere più alto in Europa, dall’altra, la caratterizzano attraverso un’estrema frammentazione.
Infatti, già da qualche anno la presenza di catene alberghiere si attesta solo sul 6% complessivo, tra quelle familiari (4%) e quelle internazionali (2%), mentre ben il 94% delle strutture è rappresentato da imprese singole, per la maggior parte a conduzione familiare.
Sono dati ormai noti, pubblicati dalla Federalberghi, che si riflettono anche su quella che è la situazione architettonica del settore alberghiero e permettono di fare diverse considerazioni.

Del totale delle strutture alberghiere, al 10% di hotel a 4 o 5 stelle, corrisponde quasi un 50% di alberghi a 3 stelle: la piccola imprenditoria è il motore della realtà alberghiera in Italia.
Perché, però, “piccolo” diventa spesso la scusa per non abbracciare la modernizzazione e stare al passo con i tempi, in un settore che in Italia ormai è statico fin da troppo?
Se gli hotel di categoria più alta o le catene alberghiere riescono ad avere una capacità di spesa e un giro di ricavi che permettono di far fronte alle esigenze di rinnovamento delle strutture, per le imprese singole o di categoria media il fattore economico incide in maniera più rilevante: dal momento in cui è necessario far fronte a situazioni già particolarmente difficili a livello politico, legislativo e gestionale, quando si tratta di riqualificare l’immagine di un hotel il budget a disposizione è sempre troppo esiguo per fare un buon lavoro.
Chi lo dice?

Tra tutti gli aspetti di spesa è indubbio che la riqualificazione architettonica è una delle voci più importanti tanto che spesso, a priori, si decide di seguire la strada del compromesso, sacrificando, prima tra tutti, una corretta progettazione.
Ma cosa si intende per “corretta progettazione”?

Per creare un ambiente caldo e armonico, caratteristiche basilari di una struttura che si fonda sull’accoglienza dell’ospite, sarebbe bello avere risorse illimitate; come per tutte le imprese, però, anche l’industria alberghiera deve fare i conti con le cifre e qualsiasi soluzione che porta ad investire più di quanto si riuscirà a portare a reddito è un buon passo verso il fallimento.
E’ chiaro, dunque, che per ogni albergo gli investimenti vanno calibrati e bilanciati con la vendita delle stanze e quindi commisurati ad essa.
Una “corretta progettazione” è lo strumento indispensabile affinché l’investimento per una riqualificazione si riesca a tradurre nel miglior risultato possibile in termini di immagine architettonica degli spazi interni e, più in generale, dell’intera struttura alberghiera; questo vale in particolare per realtà con budget a disposizione di proporzioni limitate, come quello che caratterizza la maggior parte di alberghi piccoli e di categoria media.

Una progettazione specializzata deve riuscire a controllare tutti gli elementi in gioco: la funzionalità innanzitutto, talvolta sacrificata ad esigenze di design anche in strutture di categoria superiore (con il risultato che a bellissimi alberghi, ottimi disegni, non corrisponde una vivibilità degli spazi che porti veramente ad una buona offerta alberghiera); il budget, ovviamente, punto di partenza e di arrivo; la qualità dell’immagine architettonica, troppo spesso subordinata e sacrificata a tutto il resto.

E’ sulla qualità dell’immagine delle strutture alberghiere italiane che deve essere posto l’accento, qualsiasi sia l’entità dell’investimento.
Luci, colore, spazi, arredi, materiali, tessuti, ecc.: porre l’attenzione sul progetto vuol dire riuscire a far dialogare tutti questi elementi in modo che insieme concorrano a creare un ambiente ospitale e piacevole.
Non possono essere più accettabili soluzioni che riducono lo “svecchiamento” di un hotel alla giustapposizione di materiali e arredi comprati nuovi, né è più sufficiente seguire la sola innovazione tecnologica, seppur molto importante, per creare un’immagine al passo con i tempi.
Bisogna arrivare a produrre un valore aggiunto con la concezione di spazi diversi ed emozionanti proprio attraverso il coordinamento di tutti gli aspetti in gioco, fino alla cura del più piccolo dettaglio.
Tornando al fattore economico, che costi comporta, ad esempio, pensare ad un colore (delle pareti, dei rivestimenti, ecc.) in modo tale che possano essere coordinati tessuti, biancheria del bagno e altri complementi, piuttosto che lasciare tutto al caso o optare per quel bianco così diffuso, indice di una neutralità che dovrebbe andar bene con tutto ma che la maggior parte delle volte contribuisce a rendere gli ambienti molto tristi?
E la luce? Servono apparecchi particolarmente costosi per creare ambienti ricercati, caldi e ospitali o è piuttosto necessario studiare il progetto dell’illuminazione in modo adeguato?
E che dire della distribuzione dello spazio?
In tutto ciò, dov’è il costo maggiore? Nel professionista specializzato che sviluppa il progetto?
Ormai è prassi comune confondere il buon gusto, comune a molti, con la preparazione e la capacità del professionista di saper studiare soluzioni che permettano di lavorare su un ambiente a 360°, dalla distribuzione generale dello spazio alla sistemazione del più piccolo accessorio o complemento di arredo.

ParisNon necessariamente il design è l’unica chiave di lettura per realizzare qualcosa di esclusivo: arrivare a soluzioni particolari in maniera molto semplice vuol dire, ad esempio, utilizzare materiali tradizionali in modo non convenzionale oppure puntare su dettagli ricercati, anche se inquadrati in un contesto “normale” che permetta di far tornare i conti. Questo è possibile, evidentemente, soltanto se un progetto è pensato e gestito in maniera globale, in modo che ogni aspetto contribuisca all’obiettivo di realizzare qualcosa di innovativo ed estremamente interessante.
Ritengo fondamentale anche che la fase progettuale si spinga oltre la realizzazione degli interventi, in fase di esercizio della struttura alberghiera. L’art direction successiva all’avviamento dell’attività, dopo una fase di cambiamento, permette di mantenere il controllo su tutti quegli aspetti che rientrano nella manutenzione di una struttura e che spesso compromettono la qualità del progetto iniziale, anche se l’attività è appena avviata.

Piccole strutture concepite in maniera particolare, secondo progetti studiati a fondo, sono esempi di fortunate attività alberghiere sia in Italia, sia a livello internazionale.
Per arrivare a questi risultati, la piccola imprenditoria non può più accontentarsi pensando che realizzare un hotel confortevole, funzionalmente ben concepito e, soprattutto, innovativo sia privilegio di categorie che hanno una maggiore disponibilità di spesa: è l’unico modo per riuscire a dare una risposta concreta alle sempre più raffinate esigenze qualitative degli ospiti.

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