Giu 09

LA SPA IN CANTIERE

Parlando di SPA, ho sempre focalizzato l’attenzione sull’approccio al benessere, che ritengo uno dei punti fondamentali (e più sofferenti) affinché l’attività possa godere del meritato successo. Oggi pongo l’accento su aspetti più pratici: la realizzazione di un centro wellness.

SPA “La Vigna”, design Studio Stefano Pediconi – work in progress

È vero che concepire in modo sbagliato un centro wellness non permette di andare molto lontano ma, purtroppo, essere “illuminati” non è sufficiente: oltre a ragionare in maniera evoluta sulla tipologia di servizi, sui percorsi o sulla distribuzione dei flussi per fare in modo che le cose funzionino al meglio, è necessario puntare all’eccellenza nella traduzione del progetto in realtà.
Dobbiamo fare molta attenzione perché in cantiere si nascondono molte insidie, spesso legate al fatto che le imprese e gli artigiani, buoni esecutori, non sono preparati ad affrontare le problematiche specifiche di un centro benessere.
Vi sono tantissimi aspetti che rischiano di essere sottovalutati, se non addirittura di compromettere la buona riuscita di un centro.

Vi ho raccontato mai di quell’albergo 5*****L con la SPA appena inaugurata in cui era continuamente segnalato agli ospiti il pericolo di caduta per pavimento scivoloso, come se fosse stato appena lavato? Il pavimento era adatto, antiscivolo, ma erano state realizzate delle contropendenze che portavano l’acqua lontano dalla linea di scarico. No, non faccio nomi, semplicemente perché il caso è molto frequente.
D’altronde, non devo andare molto lontano, visto che anche in uno dei miei cantieri del momento, sto inseguendo l’impiantista che non mi ha posizionato due scarichi (perché, servivano?) o l’impresa edile che ha sbagliato la quota di un muretto per la seconda volta, malgrado sia tutto riportato chiaramente nei progetti.
Nessun dramma, sono incidenti di percorso che possono essere brillantemente risolti, ma solo al costo di rendersene conto in tempo: malgrado progetti che parlerebbero da soli se venissero guardati attentamente, il controllo dell’esecuzione deve essere costante.

Hotel Abano Astoria

Viene dato per scontato che un buon progetto (sulla cui definizione potremmo aprire un’ampia parentesi) su cui sia riportato ogni dettaglio sia sufficiente per eliminare qualsiasi imprevisto, ed in linea puramente teorica  sarebbe così. Eppure, mi rendo troppo spesso conto che la fase di controllo dell’esecuzione delle opere – la direzione artistica –  che propongo al cliente viene percepita sempre come un costo evitabile.

Spesso, il problema non ricade in errori tecnici dovuti all’incapacità delle imprese, ma alle particolarità di una SPA per la quale è necessario tener conto di tutti quegli aspetti specifici che, nell’esperienza ordinaria di chi realizza, sembrano invece rientrare nelle solite esagerazioni dell’architetto.

Progetto doccia emozionale, design Studio Stefano Pediconi

Non dobbiamo andare molto lontano ed immaginarci chissà che cosa succeda, mi spiego con un esempio.
Nella progettazione delle cabine trattamenti, faccio sempre particolare attenzione a non posizionare corpi luce sul soffitto per evitare di abbagliare chi si stende sul lettino: il soffitto diventa il punto di vista principale per l’ospite, quello da valorizzare con elementi decorativi, colori o soluzioni che contribuiscano all’emozionalità dell’intera cabina.
Pur seguendolo quasi giornalmente, una mattina arrivo in cantiere e mi trovo in tutte le cabine, esattamente al centro del soffitto, le nuove casse acustiche, con l’impiantista soddisfatto di aver trovato il punto per la migliore diffusione sonora all’interno dell’ambiente! Probabilmente, non avrà potuto credere ai suoi occhi quando non ha trovato corpi luce esattamente nel punto che più gli serviva!

Va bene, non è certo un errore come il posizionamento di quel lavandino di ghiaccio che ho trovato all’interno di un tepidarium (!) in occasione di uno dei miei sopralluoghi in un centro wellness, che – chissà come mai – non riusciva a funzionare!

Polistirene, Preformati Italia

Spesso si tratta di porre un’attenzione non ordinaria ad aspetti molto delicati che si riflettono, poi, nella gestione delle SPA e nella qualità della proposta per l’ospite il quale, pur non consapevole del problema, per un motivo o per l’altro, potrebbe non sentirsi a suo agio quando qualcosa non torna come dovrebbe.

Il problema veramente grave è affrontare i singoli lavori senza una visione globale del progetto ed avere la presunzione di conoscere la propria materia senza pensare che ogni opera viene realizzata all’interno di un quadro generale molto più ampio: quello che il progettista deve garantire con la propria professionalità, a patto che vengano seguite le sue indicazioni.

L’architetto non sarà in grado di entrare in tutti gli aspetti tecnici e risolverne ogni problema, pur conoscendone le particolarità, ma deve avere la capacità di abbracciare tutto con un unico sguardo, una visione coerente che anticipa il risultato finale fin dalla sua concezione e che, per questo, gli permette di gestire le singole parti come piccoli pezzi di un puzzle molto più grande e complesso.

Otium SPA, Amalfi

[…] «Un architetto non deve né potrebbe essere un grammatico come fu Aristarco (211-145 a.C. – Bibliotecario di Alessandria), ma neppure un analfabeta; né un musicista come Aristosseno (c. 350 a.C. – filosofo e musico discepolo di Aristotele), ma neppure un ignorante in materia musicale; non un pittore come Apelle (IV Sec. a.C. – famosissimo pittore) tuttavia abile nel disegno; non uno scultore come Mirone (V Sec. a.C. famoso scultore) però esperto nell’arte plastica; non un medico come Ippocrate (c. 470-350 a.C. considerato il fondatore dell’arte medica) ma nemmeno privo di conoscenze igienico sanitarie; non deve infine eccellere particolarmente né essere del tutto digiuno di ogni altra scienza.» (Marco Vitruvio Pollione «De Architectura»).

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