Hotel e Spa Design, nuove idee per ospitalità e benessere

DI COSA HA BISOGNO L’HOTELLERIE

Da sempre sono stato affascinato dalle storie che sono dietro determinate situazioni: come si è arrivati a certe scelte o come si è evoluto il pensiero che ha portato a una determinata soluzione? Stavolta sono io a raccontare la genesi di una metamorfosi professionale nata in risposta ad una domanda cruciale – di quelle da diecimila punti – sulla quale avrei piacere di avere il tuo parere nei commenti: di cosa ha bisogno l’hôtellerie?

Di cosa ha bisogno l'hotellerie

QT Hotel, Perth

PUNTI DI VISTA
Avete mai giocato al maxi paroliere? È il gioco in cui si mischiano 25 dadi speciali (con una lettera su ogni faccia) su una griglia composta da 25 lettere disposte in cinque file. Lo scopo è trovare il maggior numero di parole di senso compiuto utilizzando solo lettere adiacenti collegate tra loro in orizzontale, verticale o diagonale.
Ti scervelli dal tuo lato del tavolo, in un minuto di assoluto silenzio in cui cerchi affannosamente le tue parole finché non ne emerge più nessuna: impossibile trovarne altre, finché…
…finché non si gira la griglia ed ecco apparire un’altra serie di parole, quelle che ha scritto, magari, l’avversario al tuo fianco.
Un semplice cambio di punto di vista e, misteriosamente, appaiono cose incredibilmente diverse laddove – ci potremmo mettere la mano sul fuoco! – non esistevano altre possibilità!

Una nuova prospettiva!

The Old Clare Hotel, Sidney

Anche il mio approccio con il settore ricettivo ha subìto, un giorno, un cambio di prospettiva, che non mi ha lasciato meno sorpreso!
Una volta credevo di poter fare “solo” l’architetto: quello progettuale voleva essere il mio contributo alla crescita di hôtellerie e benessere, risposta alla passione per un settore in cui ho voluto immergermi da sempre. Perché volgere altrove il mio sguardo?
Eppure, una professione complicata (soprattutto in Italia, così inflazionata e così poco rispettata) che forniva soluzioni che sembravano perdersi al vento: possibile che rendere le cose belle e funzionali non permetteva alcun passo in avanti nel rapporto con gli hotel? Non era la lingua giusta…

LA DOMANDA GIUSTA
È stato un martedì.
Un profondo turbamento, una passeggiata sul filo sospeso a 50 metri dal baratro del panico di non poter più continuare a lavorare nello stesso modo fatto fino a quel momento. Architetto e albergatore, cane e gatto, il diavolo e l’acqua santa, Peppone e Don Camillo, bianco e nero, luce e ombra: muri invalicabili di incomprensione atavica come causa di una penuria di risultati di un lavoro che doveva essere quello della vita.
Poi, la sorpresa di riuscire a vedere le cose da un punto di vista diverso: dov’era stato fino a quel momento? Sembrava non ci fosse altra possibilità, giuro: da dove è scappata fuori questa nuova prospettiva?
Una folgorazione, generata da un inutile spunto qualsiasi passato per un millisecondo tra un pensiero e l’altro! Altro che inutile: un’intuizione inconsapevole, forse. Ma, dopo, tutto è stato chiaro.

Di cosa ha bisogno l’hôtellerie?
Ma certo!
Questa era la domanda giusta! Ed è stata proprio la passione per il settore ricettivo a mettermi sulla buona strada, alla ricerca della risposta in tempi non sospetti: così, le mie prospettive erano cambiate ben prima dell’emergenza che stiamo vivendo da un anno a questa parte.
Ho studiato – e quanto sto studiando! – e l’idea di superare la professione di architetto è nata proprio come risposta folgorante a questa domanda: di cosa ha bisogno l’hôtellerie?

Qualia Luxury Resort, Hamilton Island

Hai notato il titolo del post? Non c’è il punto di domanda, perché ho la risposta!
L’hôtellerie ha bisogno di tornare al passo con tempi che scorrono molto più velocemente di quello che potremmo solo pensare. E con questo, intendo dire che le esigenze degli ospiti, viaggiatori globali immersi in una realtà dinamica, tecnologica e flessibile, si rinnovano in maniera così rapida che, quasi quasi, è più facile restare a guardare inerme e sconsolato finché le cose saranno tornate nella normalità.
E qui ci scappa la risata, perché è questa la nuova normalità – non si tornerà mai indietro – e chi si ferma è perduto! Non ci sono mezzi termini e la situazione che vivremo nel prossimo futuro lo dimostrerà appieno: il settore ricettivo ripartirà alla grande ma chi ha aspettato, finora, sarà tagliato fuori da qualsiasi nuova opportunità, a beneficio di chi si è faticosamente rimboccato le maniche malgrado le difficoltà.

Hayman Luxury Nature Resort, Queensland

Di cosa ha bisogno l’hôtellerie? Potrei racchiudere la risposta in una sola parola: storytelling!
Un hotel ha bisogno di essere presente per i propri ospiti, deve parlare loro e trasmettere il proprio messaggio con tutta l’empatia possibile. Quale messaggio? Comunicare la propria identità, far risonare la propria anima con quella dell’ospite, semplicemente raccontandosi: la propria storia, il proprio modo di prendersi cura degli ospiti e del loro benessere, le proprie sofferenze in un momento difficile, perché no, ma pregne di voglia di rinascere e di ricominciare ad accogliere le persone, forti più di prima.
Cambiati, forse;
diversi, probabilmente;
rinnovati, sicuramente.

Leggi anche: “Identità, immagine e storytelling

Ad ogni struttura la possibilità di scegliere il modo più consono di parlare con i propri ospiti. C’è chi ha approfittato per ristrutturare parti dell’hotel, chi ha riqualificato i servizi e l’offerta. C’è chi ha raccontato sé stesso tramite le parole, chi tramite le immagini. C’è chi ha sfruttato il momento per rafforzare il proprio brand e rendere sempre più efficace la propria presenza. E c’è chi un’identità l’ha finalmente tirata fuori dal proprio cuore, dopo averne capito l’importanza per porsi in maniera vincente sul mercato.

Saffire Freycinet, Coles Bay, Australia

Di cosa ha bisogno l’hôtellerie?
Proprio in risposta a questo interrogativo ho lasciato anche io la vecchia strada e l’architetto è diventato Hotel Stylist: oggi non solo mi occupo di progettazione, ma focalizzo le mie competenze trasversali nell’affiancare gli hotel alla ricerca (o alla valorizzazione) del proprio concept e, da copywriter professionista, raccolgo e racconto la storia che vuole raccontare ai propri ospiti.
Ma perché fermarmi qui? In un mondo comandato dalle immagini, mi sono immerso nella fotografia, con l’obiettivo di completare lo storytelling con l’ideazione e la realizzazione di progetti fotografici creativi studiati ad hoc per valorizzare il concept e trasmetterlo all’ospite.

Leggi anche: “Hotel Stylist

E finalmente ho imparato una nuova lingua, quella degli amici albergatori che, pur diffidenti (come mai un architetto mi parla di queste cose?) hanno capito che l’unione fa la forza e che affrontare il futuro con un gioco di squadra è la mossa vincente che può veramente portare quel vantaggio competitivo così necessario per ripartire in pole position.
Chi vuole affrontare con me un bel progetto di storytelling?

Curiosità: “Storytelling: Come “1984” di Apple ha cambiato il mondo della pubblicità

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1 commento

    • Alessandro.Paolo Capozucca il Aprile 13, 2021 alle 6:17 am
    • Rispondi

    Condivido pienamente ma sono ancora molti gli Uria Heep che gestiscono gli hotel sia propri sia come managers . Non sono da combattere ma da istruire ricordando loro il senso dell’ospitalita’ sin dai suoi albori . Il lusso non e’ l’assoluto del presentarsi , ma una veste dell’ospitalita’ con tutta la sua armonia . Un direttore mi disse che un hotel e’ come un teatro dove ogni giorno si recita l’ospitalita . La platea degli ospiti osserva e e e se esce sorridendo , quel sorriso se lo sono meritato tutti offrendo semplicemente il loro servizio con passione …dalla pensione mariuccia ai grandi Hotels 5* … chiunque li abbia immaginati e realizzati
    Di cosa ha bisogno l’Htelleria? Semplicita’ , eleganza e professionalita’ a qualsiadi livello

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