Mar 26

ARCHITETTO IN HOTEL…CHE ERRORI!

Capita proprio “a pennello”: non ho fatto quasi in tempo a scrivere di quanto gli hotel abbiano bisogno di nuove figure professionali e di una tipologia di lavoro non convenzionale, che mi trovo in rete, su Hospitality Café, il post “I 10 errori più comuni degli architetti in hotel”. Quale migliore occasione per chiudere in bellezza il discorso sull’importanza della specializzazione in progettazione alberghiera, su cui ho scritto gli ultimi articoli, prima di tornare ad affrontare il tema della creatività, come sono solito fare in avvicinamento alla Design Week di Milano?

Double Tree by Hilton Hotel London

Durante la mia vita in hotel – scrive Guido Libonati – mi è capitato spesso di riscontrare degli errori commessi in fase di progettazione, derivanti dall’assenza totale di esperienza operativa”.
E ancora: “Normalmente, un imprenditore decide di costruire o ristrutturare il suo hotel affidandosi ad un architetto che, però, non ha mai messo piede in albergo se non come cliente.
Quale potrà essere il risultato?
Ne segue un elenco di dieci errori che non bastano assolutamente a riassumere quello che ho potuto riscontrare personalmente in giro! Purtroppo, più che un post, ci vorrebbe un’enciclopedia in più tomi!
Ebbene sì, il problema parte dal fatto che molti professionisti presumono di conoscere la complessa macchina chiamata “hotel” solo perché, come tutti, hanno avuto occasione di soggiornarvi più volte.

Intercontinental Hotel Ljubljana

Quello che vede l’ospite, invece, è solo la punta di un iceberg, il cui corpo nascosto rappresenta un mondo immenso, sconosciuto a molti: ambienti e percorsi di servizio, locali tecnici, depositi, back office, spogliatoi e zone dedicate al personale, per non parlare di cucina, quando è presente un ristorante, con percorsi puliti e sporchi, zone di preparazione, scarico e stoccaggio delle merci, ecc.
Se l’insieme di questi servizi nascosti non funziona, la “macchina” si inceppa.

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Sapete quanti albergatori ho trovato in lacrime per essersi accorti di errori macroscopici solo dopo aver investito in una scellerata ristrutturazione?

JK Place Roma

Ho trovato inutili docce nel bagno della reception, office mancanti o posizionati in punti improbabili (con il risultato di trovare personale di servizio con carrelli sferruzzanti nella hall, nella lounge o in altri ambienti destinati agli ospiti), clienti che vagano alla ricerca di servizi per mancanza di chiarezza nei percorsi, ecc.
Non si tratta “solo” di errori di progettazione della camera o della reception: le poche prese elettriche nella stanza o la scelta sbagliata dei materiali che compromettono l’igienicità delle superfici (magari effettuata in virtù di un presunto studio di immagine, considerato spesso prioritario dal designer di turno rispetto alla funzionalità…) non sono nulla in confronto agli errori di distribuzione delle varie funzioni, che minacciano l’intera gestibilità di un hotel.

Leggi anche: “Hotel design e funzionalità

Ricordo ancora una chiacchierata con l’architetto Renzo Costa, progettista del Rome Cavalieri Hilton, a proposito del semplice approvvigionamento di carta igienica nella struttura 5***** lusso che, se non sbaglio, conta 370 camere: arriva un autotreno che deve entrare in struttura e scaricare il materiale senza intaccare l’immagine elegante e lussuosa dell’albergo agli occhi dell’ospite. Malgrado si parli solo di carta igienica, il tutto potrebbe essere lasciato al caso?

Rome Cavalieri Waldorf Astoria

Non voglio assolutamente dire che non ci siano architetti in grado di supportare in maniera ottimale l’albergatore, ci mancherebbe! Ma come in tutte le cose, mi piacerebbe sia messa al bando quella superficialità che spesso mina la qualità di un progetto e che porta l’albergatore a farsi il segno della croce ogni volta che, suo malgrado, gli tocca interpellare un professionista.

Il progetto di un hotel non può essere improvvisato. L’albergo va conosciuto a fondo: vanno capite e assimilate tutte le dinamiche che, peraltro, variano anche a seconda della tipologia di struttura ricettiva; vanno approfondite le normative specifiche; vanno interpretate le tendenze del settore affinché il risultato di una progettazione non sia anacronistico ancor prima di nascere; bisogna entrare in merito delle politiche di marketing e di comunicazione dell’hotel, perché un nuovo progetto possa diventare uno strumento reale nelle mani dell’imprenditore…e sono solo alcune delle mille esigenze diverse da tenere in conto nella progettazione di un hotel.

Gallery Hotel Art – Lungarno Collection

Attenzione, però: sono profondamente allergico alla tuttologia! Pertanto, non pensiate che stia tracciando in queste righe il ritratto di una figura professionale che deve racchiudere in sé la scienza infusa: il professionista non può e non deve sapere tutto, ma deve essere preparato ed in grado di dialogare con tutti i soggetti coinvolti nel processo di riqualificazione di un hotel, riuscendo, così, a supportare concretamente l’albergatore.

Leggi anche “C’è chi dice no”

L’errore (o il più frequente “compromesso”) può sempre capitare, ma più la squadra di lavoro è competente, più questi si riescono a minimizzare, così che un’operazione più o meno invasiva come una ristrutturazione, diventi un’opportunità per il futuro e non un problema che gravi sull’attività.

Forse, dalla condivisione di questi sbagli si riescono a trarre quegli insegnamenti che possono aiutare chi si trova nelle condizione di dover affrontare risolvere le varie problematiche che si presentano di volta in volta.
Chi vuole iniziare a raccontare nei commenti la propria esperienza, positiva o negativa, a beneficio della nostra community? Non siate timidi…

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7 comments

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    • Guido Greco on aprile 2, 2018 at 10:25 am
    • Rispondi

    Buongiorno a tutti, leggo con attenzione e interesse qunto da voi scritto. Vasto argomento. I punti di vista sono molteplici, non solo quello dal quale osservano designer e architetti, ma anche quello dal quale scrutano coloro che comprano, costruiscono l’architettonico e realizzano gli interiors, di coloro che dovranno poi imballare, caricare, trasportare, distribuire e montare. Non parliamo poi del punto di vista dal quale esaminano, mano anche loro al portafogli, la compagnia di gestione, i responsabili dell’house keeping … Senza mai dimenticare i clienti, le loro necessità, provenienze e abitudini. Loro la chiave di volta di ogni progetto. Un albergo, un mondo. Il più bello che ci sia.
    Argomento non solo vasto, ma assolutamente universale, proprio perché si parla di forme e quindi di ergonomia, di funzione e quindi di costi, ma anche di redditività. E cosa dire di quelle piccole grandi rivoluzioni o mode che vedono spazi evolvere, modificare i nostri modi di vivere lo spazio. Le tecnologie ci hanno già cambiati parecchio. non é finita.
    Architetto da oltre 20 anni, di cui più di 15trascorsi con passione a fare da project coordinator su progetti di hospitality in giro per l’Europa e il ME, direi che questo si che é un argomento! Ho avuto la fortuna di insegnare allo IED di Venezia proprio questo, su richiesta di un amico ex collega, designer guarda caso. Battezzai il corso : interior design management, Fu un’esperienza assolutamente bellissima, ricchissima.
    Incontriamoci. Si potrebbe vedere insieme come condividere da vicino tale nostro know how, tali nostre esperiene. Agli schemi e linee telefoniche preferisco infatti di gran lunga una stretta di mano e una chiaccherata a quattrocchi.

    1. Molto volentieri. Condivido l’amore per il “mondo più bello che ci sia”, se ne potrebbe parlare all’infinito…anche perché il bello è che i tempi cambiano repentinamente, così le esigenze degli ospiti e (così dovrebbero) le risposte degli alberghi. Come professionisti, riuscire ogni volta a dare una risposta adeguata e competente è stimolante e gratificante.

        • Guido Greco on aprile 5, 2018 at 1:40 pm
        • Rispondi

        Speravo riuscire a fare un salto a Milano in fiera, ed invece scappo in costa azzurra per un’assistenza post vendita su alcuni mobili, poi Parigi e Saint Nazaire (cantieri navali), e poi di nuovo costa azzurra per dirigere operazioni di montaggio di camera campione. I francesi dicono : chi ama non conta. E’ proprio cosi’. A presto. Guido

        1. Allora sarà più facile che ci incrociamo in Francia… ormai sono anni che faccio il pendolare con Parigi!

  1. ERRORI DI PROGETTAZIONE – Comincio io a fare qualche esempio…
    Scenario: hotel di design, appena aperto.
    Sera
    Business Hotel
    Fine giornata di lavoro; un po’ di televisione e, poi, buonanotte…ma, dove poggio i miei occhiali? Niente comodino, ma solo una mensola, anche piuttosto alta, che fa da testata del letto e che mi costringe ad alzarmi per raggiungere un piano di appoggio.
    E che dire dello stesso problema di dovermi alzare subito, al suono della sveglia, impostata sul telefono poggiato sulla stessa mensola alta?

    Chi dice che design e funzionalità non possano andare insieme?

  2. Sono interessato all’argomento essendo progettista architetto di strutture ricettive e specializzato nel superamento delle barriere architettoniche edilizie del verde attrezzato.

    1. E che ne pensi? La mia vuole essere un’esortazione a fare meglio, non certo una critica fine a sé stessa! È che, da parte mia, sono un po’ stanco dei luoghi comuni e di chi, a prescindere, spara a zero sugli architetti, ma a volte, come dargli torto? Dobbiamo mettere assolutamente al bando la superficialità

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